Realtà aumentata: Alibaba, Apple e Google sfidano il mercato.

Se vi state chiedendo quale sia il nuovo status symbol che ci lascia in eredità questo 2017 ve lo dico io: Esperienza virtuale e realtà aumentata! Non sapete a cosa mi sto riferendo? Un indizio: dobbiamo ringraziare Pokémon Go.

Eh già, perché la guerra a chi ne acchiappava di più, che ha ammorbato le strade di tutto il mondo per l’intero 2016, ha accelerato il processo verso le “internet of things” portando la realtà aumentata ad un livello di applicabilità user friendly.

Ecco in breve cosa è accaduto quest’anno:

  1. Apple ha lanciato ARkit, l’applicazione per la realtà aumentata che ti permette di giocare e interagire con l’ambiente circostante. Nel rispetto del comportamento della Apple sul sito degli sviluppatori il video ufficiale si può vedere solo da Safari…(un prurito fastidioso mi coglie solo al pensiero che non ho potuto usare Chrome per visualizzarlo).
  2. Poteva Google non rispondere? Certo che no. Quindi il mercato ha accolto ARcore (eh lo so che state pensando, il nome per il mercato italiano è un tantinello infelice, ma dubito che chi lo ha pensato abbia fatto un ragionamento di branding rispetto alla cultura dei mercati di riferimento.)

Di questo il video lo potete vedere da qualsiasi browser:

Ambedue le applicazioni si basano su tre caratteristiche: tracciamento del movimento, comprensione dell’ambiente e tracciamento della luce. Quindi diciamo che la realtà aumentata in questi casi si riassume come la possibilità di collocare oggetti in movimento in spazi e ambienti definiti dalla vista umana. Ma se pensassimo solo a questo potenziale visivo non potremmo capire la portata delle applicazioni sul mercato vero e proprio.

Il colosso cinese Alibaba sembra muoversi con grandissimo anticipo e reattività in merito, dato che ha lanciato già nel 2016 BUY+ che promette di trasportare il cliente ovunque si trovi direttamente da Macy’s a New York. Ma c’è di più: Alibaba ha pensato ad un modello di business vero e proprio a partire dalla realtà aumentata, veicolando tramite BUY + il gioco “Catch a Cat”.

Come funziona?

  1. Alibaba ha aggregato una serie di aziende con i loro punti vendita dentro un sistema promozionale infallibile: ogni punto vendita viene raggiunto dall’utente mentre sta giocando ad “acchiappare il gatto”.
  2. Un certo numero di gatti da diritto ad uno sconto o all’acquisto di un tipo di merce.
  3. L’utente viene letteralmente guidato ad entrare nel punto vendita dove, in base ai gatti che acchiappa acquista merce.

Il risultato? L’esperienza virtuale si traduce in pedonabilità vera e propria dentro i punti vendita associati ad Alibaba.

Ecco il video:

Giusto due numeri per comprendere di cosa stiamo parlando: nel giorno del lancio di Catch a Cat (11.11.2016) Alibaba ha realizzato 17.8 bilioni di dollari di transazioni (la B di Bilioni non è un errore di battitura) contro i 10 bilioni che gli interi Stati Uniti hanno realizzato durante il black friday… (per una panoramica più completa leggete qui ).

 

Ora, sia ARkit che ARcore promettono meraviglie con immediati livelli di integrazione, ma la domanda che mi pongo è: senza un modello di business virtuoso che faccia “guadagnare” tutti i soggetti coinvolti, la realtà aumentata quanto vale? Resta un gioco da cortile?

Le imprese del mercato italiano sono pronte a “mettersi in gioco” nel percorso che innova le pratiche di consumo? E ancora: rispetto al panorama economico contemporaneo si può ancora pensare di vendere senza effettivamente “dare” qualcosa?

La moneta di scambio che sarebbe la promessa della AR applicata alle transazioni, attesa dal consumer, mi sembra avere caratteristiche piuttosto chiare:

  1. Trattamento personalizzato (con offerte e servizi mirati)
  2. Rispetto del tempo (il consumer è disposto a investire tempo e risorse ma la sua esperienza deve essere giustificata dall’esito atteso del gioco)
  3. Esperienza, esperienza, esperienza: non saranno le merci acquistate a fare la differenza ma il modo in cui l’acquisto è avvenuto.

 

Se dopo la lettura vi state chiedendo cosa fare vi do un suggerimento: evitate di correre a integrare applicazioni di AR come non ci fosse un domani. Fermatevi piuttosto ad elaborare un modello di business. Prima del “come” domandatevi: perché?