Iniziare a vendere con l’ecommerce: gli aggregatori.

 

Sei un imprenditore e ti sarai sentito ripetere 10, 100, 1000 volte che il futuro del commercio è la vendita on-line e che oggi non sei nessuno senza avere un e-commerce. Poniamo il caso che stanco di sentirti ripetere quella che alla fine suona come un’ovvietà, hai deciso di costruirti la tua rivendita online. Pronti, attenti: via! Passano i giorni ma il business non decolla e inizi a chiederti chi diavolo te l’ha fatto fare e giustamente cominci a maledire tutti quei fenomeni che ti hanno ripetuto che il futuro del commercio è la vendita online.

 

A questo punto arriviamo noi di Gazduna con alcune dritte per accendere il motore del tuo ecommerce e un battipanni per sculacciarti. Partiamo dalle sculacciate: prima di cominciare non hai studiato l’ambiente in cui avresti costruito la tua nuova attività (perché di questo si tratta. Hai sentito bene!). Non hai minimamente profilato il pubblico che vorresti raggiungere (di sicuro hai pensato che fosse lo stesso della tua vecchia attività e soprattutto hai pensato che si comportasse allo stesso modo). Diciamocelo, ti manca anche una strategia di posizionamento online attraverso un piano strutturato di comunicazione. Non hai un brand forte e tanto meno un punto di differenza rispetto ai tuoi competitors (dovevi fare la SWOT analisi!).

 

Adesso le dritte per accendere il motore. Succede spesso nel passaggio tra vendita offline e vendita online di non tener conto delle novità che l’ambiente web introduce all’interno del modello di business e soprattutto di non tener conto che per iniziare occorre, prima di tutto, selezionare un pubblico che garantisca delle vendite. È importante nei primi mesi di vita di un ecommerce partire subito col piede giusto: non solo per rimpinguare la cassa ma anche per consentire al tuo sito di lavorare e quindi affrontare una sorta di fase test prolungata in cui viene confermato ciò che funziona ed emerge ciò che manca o che è da correggere.

 

Per farlo il più velocemente possibile e con il minor costo possibile devi rivolgerti a chi ha risposto prima di te a tutte quelle domande con cui ti abbiamo sculacciato ovvero gli aggregatori. Un aggregatore è un sito web che aggrega una serie di prodotti secondo un criterio di coerenza tematica. Un aggregatore che si occupa di moda accoglierà prodotti che afferiscono a quell’ambito specifico: Stylight ne è un esempio. Ci sono aggregatori per il beauty, per il cibo, per l’interior design, per il design, per i servizi e chi più ne ha più ne metta. Ci sono aggregatori che raggruppano secondo il criterio di convenienza economica e quindi confrontano i prezzi dei prodotti oggetto della ricerca: Trovaprezzi è un classico esempio.

Normalmente queste piattaforme mostrano il prodotto a un pubblico maggiormente profilato (meno generico) e quindi più interessato all’acquisto. Possono contare su una maggiore quantità di prodotto offerto e quindi occupare una posizione più visibile online. Quello che serve scambiare sono i link delle tue schede prodotto. Una volta che un utente interessato clicca sulla scheda l’aggregatore lo rimanda alla scheda prodotto del tuo sito e da lì può concludere l’acquisto. Tutto questo ha un costo per te, paghi ogni volta che l’aggregatore riceve un click sulla tua scheda prodotto: si chiama Pay Per Click (PPC) . L’ideale è cominciare con un paio di aggregatori e cercare di capire come funzionano, cosa sono in grado di portare al tuo sito e in particolare quanto è il rapporto tra i click e gli acquisti.

 

 

Per ricapitolare:

  1. Fai una ricerca su Google. Mettiti nei panni di un possibile acquirente e cerca i prodotti che vuoi vendere. Analizza i risultati della ricerca per capire se per il tuo settore commerciale esistono aggregatori specifici o piattaforme in grado di funzionare come una vetrina per imbutare utenti interessati.
  2. Seleziona gli aggregatori sulla base dei tuoi obiettivi strategici e soprattutto sulla base del prodotto che vendi. Se vendi prodotti che fanno del prezzo un punto di forza allora sceglierai un comparatore di prezzi ma se appartieni al settore lusso privilegerai aggregatori più qualificati tematicamente e che lavorano di più sulla profilazione dell’utente attraverso una strategia di contenuti tematici.
  3. Collegarti agli aggregatori è semplice, bastano pochi passaggi. Dopodiché monitora attraverso Google Analytics i flussi di provenienza del traffico in modo da verificarne la portata e il tipo di esperienza sul tuo sito. Potresti scoprire che per quanto traffico arrivi, il tuo sito ha un problema che non consente la finalizzazione dell’acquisto.
  4. Controlla il rapporto fra traffico prodotto e vendite imputabili agli aggregatori. Puoi farlo comodamente dal momento che ciascun aggregatore ha di solito un pannello di controllo dove visualizzare tutta una serie di reportistiche. Ovviamente puoi confrontare la veridicità di tali dati con il tuo Google Analytics.

Che cosa hai risolto quindi? Il lavoro per il tuo sito è ancora molto lungo ma partire dagli aggregatori può servire per mantenere costi di investimento bassi e per raggiungere un serbatoio di utenti interessati che altrimenti sarebbero più difficili da raggiungere soprattutto se non si hanno fin dall’inizio le idee molto chiare.