Addio selfies e ciao belfies: il 2014 di @MatteoBianx è gastroenterico

A proposito di propositi

Un anno si è concluso e uno sta iniziando. I bilanci e i buoni propositi sono già stati fatti, lo so, ne ho visti milioni tra Facebook e Twitter, mentre mi rigiravo sul divano la sera del 31 dicembre pensando a cosa fare e anche subito dopo, quando il 2 gennaio mi sono svegliato con una gastroenterite al suo massimo splendore. Ho avuto un po’ di tempo per ragionarci su, ecco.

Una efficace rappresentazione grafica del 2013!Il 2013 è stato un anno di sofferenza comune, credo. Per quanto mi riguarda ho lavorato di più, ho guadagnato di più, ma alla fine mi sono ritrovato con un pareggio: si tratta del grande mistero delle tasse italiane. Ma non voglio fare l’egoista, guardo oltre al mio naso e osservo il Mondo, quello dove ci sono stati social fail davvero interessanti che mi hanno fatto capire quanto siamo indietro sulla vera comprensione delle dinamiche della rete.

Come dice un grande avvocato – e per me un grande amico – Massimo Melica “Internet è per tutti, ma non tutti sono per internet”: credo che la maggior parte della gente sia ancora lontana dalla corretta percezione del concetto di rete e ancora di più da quello di social. Non voglio ergermi a paladino o guru, per carità, ma a voi i casi di Nutella, Barilla ed Enel sembrano normali? Se non sapete a cosa mi riferisco, datevi una rinfrescata su Google, eh. Cito tre grandi multinazionali che dovrebbero essere a milioni di anni luce di distanza dalla gaffe online e magari dare un grande esempio. E invece no.

Guerrieri o Coglioni?
BluMagenta fa il verso alla campagna istituzionale di Enel

Ma non c’entrano solo il lavoro o i grandi brand. La sofferenza l’ho vista negli occhi della gente con cui ho parlato. Dovremmo smetterla di lamentarci di noi italiani, in fondo siamo bravi a fare qualcosina. Che so, a far finta che vada tutto bene, ecco.

Scovate l'intruso...E invece no. A volte riusciamo a dar per scontate addirittura le persone che ci sono a fianco, fino a quando – un po’ come il grande mistero delle tasse italiane sopracitato – ci accorgiamo di non averle più vicino. Le vie del Signore sono infinite, dicono. Quelle degli esseri umani si allontanano facilmente, dico io. Ho visto tantissime selfie nel 2013, sempre pronti con smartphone o fotocamera in mano.

Che dico: selfie è stata la parola del 2013. Credo che la socialità sia rispecchiata online e questo non è quindi un caso. Tutto questo panegirico di ragionamenti per dire che siamo narcisisti, coda di paglia e sulla difensiva più che mai. Nell’ambiente che ci mette più in comunicazione dalla nascita dell’uomo, siamo riusciti a costruirci barricate di finto ascolto, finendo così per dire – e dirci – fesserie. Come i grandi brand, insomma.

Non è quindi un caso che siamo diventati così campioni olimpionici del paraculismo, senza grossi sforzi e soprattutto senza accorgercene. E non è un caso che il grande trend del 2014 è già da ora le #belfies. Non sapete cosa sono? Si tratta della crasi tra “butt” e “selfies”. Quelle che si fotografano le chiappe, insomma. In realtà ci sono da un bel po’, ma ora si stanno moltiplicando avidamente come i Gremlins buttati dentro una piscina.

@JenSelter: quando un'immagine vale più di mille parole
@JenSelter: quando un'immagine vale più di mille parole

La domanda è: vogliamo annegare in un oceano di culi e finti sorrisi? So che a qualcuno l’idea non dispiacerà, ci sono modi molto più drammatici per perdere le tracce della propria esistenza, ne sono certo. Però forse è meglio dire quello che si pensa, poche pippe e via andare. Potrete essere giudicati come brutte persone, certo. Ma non tutto il male viene per nuocere, secondo me. Anche la mia gastroenterite ha avuto il suo lato positivo: ho perso tre chili in 72 ore. Ah, no? Ecco che i buoni propositi nascono quindi dalle ceneri dei bilanci.

Diciamo quello che c’è da dire, facciamo qualche foto in meno e apprezziamo qualche momento in più, diamo il giusto peso alle parole ed evitiamo di dire per forza quello che l’altra persona vuole sentirsi dire. Faccio un esempio, dai, comincio io.

Uomini e microbi: l'eterna lotta tra il bene e il male!

La disparità tra uomo e donna esiste, fatevene una ragione, non siamo uguali. L’ho capito durante la mia logorante malattia – oh, la gastroenterite fa miracoli – e ora vi svelo il perché. Se una donna sta male – che sia influenza o altri malanni passeggeri – continua a vivere, respira, riesce anche a parlare e a compiere azioni in maniera multitasking. Quando un uomo sta male succedono invece varie cose:

L'uomo ammalato è SEMPRE in fin di vita.– L’universo stesso si ferma.

L’uomo pretende di essere visto mentre combatte impavido davanti alla morte.

Ogni gemito di dolore corrisponde a un urlo interiore a cui dovrebbe corrispondere una frase di aiuto spontaneo tipo: “Vuoi che faccia qualcosa per te? Una spremuta? Un teino? Mi taglio un braccio e lo sacrifico agli dei?”.

– Una volta passato il malanno, ogni uomo perde miracolosamente il ricordo di quanto successo. Se la donna si azzarda a percularlo, lui pianificherà tremende vendette e improvvisamente tutti gli assi di qualunque cesso saranno alzati. Per sempre.

Sto andando OT, me ne rendo conto. Quindi, ricapitolando, il mio buon proposito del 2014 è… No, consigliatemi voi.

Vi ascolterò, anche negli insulti.

Cominciamo così.