Apocalisse zombie e coccole a profusione nella letterina natalizia di @MatteoBianx

Caro Babbo Natale...

Caro Babbo Natale,
inizierò da una domanda che nessuno ti ha mai fatto: come stai?

Ecco, perché io lo so che tu ci soffri. Siamo tutti bravi a chiedere, è ad ascoltare che siamo un po’ delle mezze seghe. L’ultima volta che ti ho scritto sinceramente risale a un bel po’ di tempo fa. Ti avevo chiesto il Nintendo, credo. L’anno successivo mi hanno spifferato che non esisti e ho superato non senza qualche difficoltà questa dolorosa scoperta, ma ho appreso la lezione, figurati.

Per evitare che anche i miei nipotini vadano incontro a questo triste destino, ho già provato ad ammorbidire la notizia: ho detto loro che ti chiami Silvio Berlusconi. Così quando saranno più grandi per capire apprezzeranno il fatto che non esisti. E odieranno lui, ovviamente.

Il sogno (proibito) di ogni creativoDai, scherzo.

Che lo so che in un certo senso esisti.

E allora ne approfitto ancora una volta per chiederti due o tre cosine, nulla di che. Sono certo che ti riuscirà facile soddisfarmi. Come bere uno short di tequila, vecchio ubriacone.

Prima di tutto vorrei un senso di realtà più (ap)pagante: come me ci sono tante altre persone che usano la creatività per guadagnarsi un tozzo di pane. Ecco, vorrei che fosse per tutti chiaro il messaggio che la creatività si paga. Con soldi veri, intendo, eh, non con un sorriso e un pat pat sulle spalle. Vediamo se riesco a spiegarmi meglio:

Vai al supermercato a fare la spesa. E paghi. Subito.

Vai in farmacia perché hai mal di testa e compri il Moment. E paghi. Subito.

Non va il rubinetto, chiami l’idraulico che ti risolve il problema. E paghi. Subito.

Hai finito il latte, fai un salto dal paki sotto casa. E paghi. Subito.

Ti arriva la bolletta. E paghi. Magari non subitissimo. Ma paghi.

Fai benzina. E paghi. Subitissimo.

Ti arriva l’affitto. E paghi. Abbastanza celermente, diciamo.

Prendi una multa. Imprechi. E paghi.

#rivoluzionecreativa
#rivoluzionecreativa: l'hashtag che protegge il mestiere della creatività

Ecco: vorrei vedere certa gente andare al supermercato, in farmacia, dal benzinaio, dal paki, parlare con l’idraulico, l’Agenzia delle Entrate, la Polizia, gli Enti, il padrone di casa…

Vorrei vedere certa gente dire, con aria afflitta: “Sai, è un periodo difficile, ti pago fra un po’”. Oppure, ancora meglio: “Be’, non sai chi sono? Facciamo che ti pago con la visibilità, ho scelto te, conterà qualcosa, no?”.

Ecco, vorrei vedere con i miei occhi come finirebbe. O con le orecchie, perché secondo me un idraulico non la prenderebbe bene e utilizzerebbe un grosso tubo per… vabbè, ci siamo capiti.

Come seconda cosa vorrei ricevere la possibilità di vivere le esperienze come fosse la prima volta. Sì, lo so, devo spiegarmi anche ora. E lo farò con un’altra domanda: quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta? Pensaci un attimo. Ancora un po’. Ancora un po’. Niente, eh?! Sembrava facile. No, per nulla. Io mi sono sforzato tantissimo e mi sono venute in mente solo risposte ovvie tipo ho visto un film nuovo, ho baciato una persona, mi sono tagliato un dito con il pelapatate.

Sarebbe meraviglioso ritrovare il senso del magnifico senza dar per scontato le cose più o meno ovvie. Per carità, i ritardi di Trenitalia lo so che non si possono cambiare e avverranno fino alla fine dei tempi, ma per dire, una carezza, ecco, non sottovalutare le carezze.

Fabio homini lupus
Fabio homini lupus

No, non volevo uscirmene con una cazzata sdolcinata e utilizzare il qualunquismo dozzinale di Fabio Volo [cit.], però era per essere preciso. L’importanza dei piccoli gesti, insomma: come una carezza. Poi vedi te, eh.

Forse a quest’ora avrai capito che le mie sono richieste davvero particolari. O forse sono già nella lista delle brutte persone. A dire il vero ne ho combinata più di una anche quest’anno e, chissà, forse l’unica cosa che mi merito è Gigi D’Alessio che canta Battisti in televisione. Ah, è già successo? Che peccato averlo perso. E che strano che non ci sia stata un’apocalisse zombie subito dopo.

Mandela e Formigoni: amiconi, proprio!Perché tirare in ballo gli zombie, ora? Perché nel mio piccolo, tenero e cuccioloso cuoricino alberga l’ultimo desiderio. E sono proprio i cari e vecchi non morti. Una piccola devastazione, dai, giusto il tempo di vederne sorgere qualcuno, magari un pelo più intelligente di quelli cinematografici che siamo abituati a vedere.

Qualcuno che si prenda pure un account Twitter e cominci a rispondere per le rime a tutti quelli che li hanno salutati in preda alla disperazione e alla ricerca di visibilità.

Non sarebbe divertente? Tipo, che so, Mandela – pace all’anima sua – che risponde al tweet di Formigoni, quello che diceva “In ricordo dell’amico Nelson” e la fotina insieme, ecco, che magari Mandela gli risponde pure “Ma chi cazzo ti conosce?”.

Non sarebbe divertente, eh? E poi una sana e schietta lotta per la sopravvivenza, che alla fine diventiamo tutti più buoni e possiamo continuare a chiederti tante altre cose.

Caro Babbo Natale,

lascia perdere le mie fregnacce. Voglio essere il primo della storia a pagarti per il lavoro stressante che fai, magari ti offro un mojito fatto bene, ci facciamo una chiacchierata e parliamo di tutti i desideri del Mondo. Che alla fine lo sappiamo. Siamo tutti un po’ Babbo Natale, dentro, da qualche parte, forse vicino allo stomaco, dove ci prende quella chiusura dettata dalla preoccupazione o quella luce stroboscopica dell’emozione.

Allora facciamo che ci rilassiamo un po’ di più.

E il primo che fa una carezza, vince.

Matteo Bianconi

Drunk Santa
La prevedibile reazione di Santa Claus dopo aver letto questa lettera