Quando il corpo si fa savana, è caccia grossa al tattoo che non si doma

Caccia grossa al Tattoo che non si doma

“Ormai i tatuaggi ce li hanno cani e porci”. Ecco come iniziare un post e farsi odiare da tutti quelli che si sono inchiostrati, ne vanno fieri, e stanno già pensando al prossimo tattoo. Già mi immagino strali e maledizioni all’indirizzo della sottoscritta, che, tra l’altro, un tatuaggio ce l’ha.

Ripartiamo: “ormai i tatuaggi ce li hanno CON cani e porci”. Ecco così forse si ragiona e mi risparmio minacce da mio fratello, che di tatuaggi ne ha 4 e uno persino dedicato all’amore fraterno (!).

L'arte che passa dal foglio alla pelle

Nell’ampia giungla dei nostri corpi, c’è chi preferisce creature fantastiche: draghi, fenici in piena resurrezione o altre colorate chimere e chi invece non resiste a condirsi la spalla col ritratto del suo irresistibile boxer. Sia che voi siate dei nostalgici affettivi o dei roboanti guerrieri, c’è un animale pronto a saltarvi sulla pelle e non abbandonarla più.

La cosa più difficile? Scegliere il disegno, lo stile, il tratto che comporrà il muso o la zampa della nostra bestiolina epidermica. E qui entra in scena la bestiolina delle bestioline, vale a dire il vostro Gazduna, che ha pelle di pixel e l’olfatto di un segugio. I gaztatuati apprezzeranno quindi la selezione del tutto arbitraria qui proprosta per ispirare i loro lembi di pelle ancora vergini (sono pregati di astenersi gli hipster. Lo sappiamo che avete i tatuaggi più fighi, inediti e cool del pianeta e dell’universo baffuto in cui amate girare in bicicletta).

Per gli amanti della linea definita e netta, nonché dell’ispirazione nordamericana con un sapore vagamente Inuit suggeriamo il signor David Hale dello studio Love Hawk. Precisissimo, capace di rintracciare geometrie perfette in musi, code e ali che raccontano una natura selvaggia ma rigorosa.

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Al polo opposto dell’emisfero degli stili, i lavori “senza margini” del brasiliano Victor Octaviano, che usa una tecnica davvero complessa per rendere sul derma la volatilità dell’acquerello. Colature di colore trasformano le figure zoomorfe in tracce oniriche pronte a mutar forma.

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Di un fascino esuberante per immaginazione e superbo per tecnica, il regno animale di Pietro Sedda che accende nella scrivente la fantasia di un mondo in cui tutto è anche altro e nulla si accontenta della propria quotidiana apparenza. Fauci, artigli, zampate leonine… nulla di tutto questo. La cosa più acuminata che esista è l’immaginazione.

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Orsù, gazduni, lasciate che branchi di creature d’inchiostro abitino il vostro mondo. E’ caccia grossa alla creatività!