The Fox sta arrivando. E sì: moriremo tutti…


What does the fox say?

Me n’ero accorto per caso.

Giusto qualche Tweet, un video su Vine, qualche articolo scollacciato sui magazine americani. Ho intuito la potenziale minaccia e ho fatto qualche verifica. Per ora siamo ancora salvi, ma manca poco. Preparatevi. The Fox arriverà pesantemente anche qui.

RingdingdingringdingForse non sapete ciò di cui sto parlando. Meglio, molto meglio.

Forse ne siete a conoscenza, ma il vostro cervello vi protegge ancora. Che vi vuole bene.

Forse la state canticchiando e vi piace. Allora smettete di leggere, vi prego.

“The Fox” – altresì chiamata “What does the fox say?” – è il prossimo tormentone che alcuni già definiscono l’erede di Gangnam Style. Che culo, oserei dire. Si tratta della canzone del programma norvegese “I kveld med YLVIS” e gli autori sono i due fratelli che conducono tale apprezzatissima trasmissione. Ma veniamo al dunque.

Questo mischione di melodie e parole senza senso è apparso su Youtube il 3 settembre 2013 e ha già superato i 100 milioni di visualizzazioni. In America sono tutti impazziti. Ellen ne ha già parlato nel suo popolare talkshow, mentre imperversano parodie, commenti e addirittura spot della Abercrombie & Fitch. In Italia ci stiamo salvando, come dicevo prima, ma l’ANSA ha già battuto notizia qualche giorno fa. È questione di poco. Poi anche mio nipote di dieci anni la ballerà e io mi chiederò se sia stato adottato o meno.

Stupid people!

Qualcuno mi dirà ora che è una musichetta simpatica, che male ti fa, che palle che sei Matteo. Eh, che devo dirvi? Io sono nato con i Queen. Ho mangiato pane e Pink Floyd. Ho perso la verginità con i Led Zeppelin. Vi è chiaro il quadro ora?

Questo ennesimo “virale” dimostra il depauperamento ufficiale delle facoltà cerebrali odierne. Una volta c’erano i testi grandiosi, le musiche da paura, gli assoli totali. Oggi c’è Ring-ding-ding-ding-dingeringeding. Che è così che fa la canzone. Oppure Wa-pa-pa-pa-pa-pa-pow. Ma anche Jacha-chacha-chacha-chow. Testi profondi che al confronto Kiss Me Licia diventa un capolavoro del pop, insomma.

Poi arriva qualcuno che...Questa roba qui – perdonatemi, non riesco più a definirla canzone – è un insulto a tutti quei gruppi che si spaccano in quattro dentro a salette prova puzzolenti, che cercano di farsi ascoltare alla Sagra della Salamella al Sugo per due birre e una piadina, che credono in un sogno difficilissimo. E lo dico perché ero uno di loro, molto tempo fa. Mi ricordo le ore passate a ripetere sempre la stessa canzone, cercando la perfezione e quel riff giusto da far venire la pelle d’oca, il sudore, la carica emotiva del palco, gli scazzi con gli amici, le gioie del momento, il desiderio di spaccare. Ragazzini e meno ragazzini che non demordono, che qualche soddisfazione se la tolgono quando riescono a incidere il primo demo e che chissà, magari la ascolterà qualcuno che. Che.

I don't always talk, but when I do...Che arrivano ‘sti due stronzi che nessuno conosce, fanno il balletto della volpe e SBADABAM, diventano o’ fenomeno. Vi assicuro che molti miei amici vivranno un momento di sconforto quando si accorgeranno dell’ennesimo pacco. Ok, riconosco che la musica è sempre de gustibus.

E sono altrettanto certo che come vedrete questo video vi rimarrà in testa quel diabolico e fastidioso Ring-ding-ding-ding-dingeringeding. Perché anche questo è marketing.

Però io dovevo avvertirvi, insomma, sentivo l’esigenza morale di farlo. E ora perdonatemi, metto su appalla qualcosa che mi faccia sentire meglio. Toh, Johnny Cash andrà benissimo.