Cantare a cappella è storia della musica, dai canti gregoriani ai Pentatonix

Musica senza musica: il canto a cappella_c

A quanti vengono i brividi (vedete voi se di raccapriccio o di emozione…) se dico Neri Per Caso? E pensare che avevano anche vinto un Sanremo con un brano indimenticabile per chi conserva ancora qualche ricordo risalente alla metà degli anni ’90.

I Neri per caso, do you remember?Bisogna dire, però, che quei sei ragazzoni non hanno fatto questa gran scoperta: il canto a cappella ha antenati molto, ma molto più celebri.

Facendo un salto indietro nel tempo, anche i Beach Boys – l’avreste mai detto? – si sono cimentati con del buon sound only voice. E tutto questo prima di gettarsi tra le onde dell’oceano e comporre pezzi che ancora sono i pilastri del lifestyle californiano: surf, birra e falò in spiaggia.

Poi sono arrivati i Gentle Giant, pietre miliari del progressive rock, tra le maggiori band sperimentali inglesi degli anni ’70, che nel pezzo Knots hanno messo a cappella le enigmatiche poesie di uno psichiatra anticonformista, Ronald David Laing.

Oggi, dopo anni di molti strumenti e troppi sintetizzatori è arrivata l’era dei Pentatonix che, come tanti (troppi?) talenti recenti, passano prima per l’acclamazione (e la monetizzazione) su YouTube e poi vengono ingaggiati da una casa discografica. In cosa stupiscono? Guardate il loro video Evolution of Music e capirete.

La raffinatezza di queste cinque voci, che riescono in quattro minuti a cantare la storia della musica senza utilizzare altro strumento che le loro corde vocali, lascia veramente a bocca aperta.

I Pentatonix al gran completoA pensarci bene, il genere a cappella non è poi così di nicchia. Quando intoniamo la nostra canzone sotto la doccia, mentre guidiamo, o alle prese con i fornelli, nessuno strumento ci accompagna. Questo genere non-genere non è mai stato un filone musicale, ma risale agli albori della civiltà: canti e danze propiziatorie venivano intonati per ingraziarsi gli dèi, in selvaggi rituali sotto amazzonici diluvi. Oppure quando gregoriani incappucciati in freddi e oscuri monasteri recitavano preghiere con voci baritonali, tra cupezza d’anima ed evocazioni mistiche.

Fino ai giorni nostri, quando le versioni a cappella sono parte fondamentale di quella club culture che raduna folle di ragazzi ai rave party in tutto il mondo.

Deadmou5 in da club!

Musica senza musica, voce che diventa strumento, armonie che accompagnano la storia dell’uomo, che senza la magia ispiratrice della musica forse non riuscirebbe a esprimersi, emozionarsi e di certo sarebbe costretto a farsi docce brevi e silenziose.