Manuale di sopravvivenza alla 55° Esposizione Internazionale di Arte a Venezia

reportage fotografico alla biennale di venezia

Se per caso qualcuno non lo sapesse (e se non lo sapevate ora sapevatelo), sabato 1 giugno è iniziata la 55° Esposizione internazionale di Arte a Venezia, La Biennale, per gli amici. Sapete, quella con l’Arsenale e i Giardini, a cui partecipano centinaia artisti di 88 paesi del mondo?

Ecco, io ci sono stato. E vi racconto com’è andata.

GIORNO 1

Parto alla volta di Venezia con una sola certezza: non smetterà mai più di piovere. Giovedì sera inizio subito con l’esclusivissimo party Swatch Faces; la line-up della serata prevede Mika guest star e dj-set di Ed Macfarlane dei Friendly Fires. Il party è talmente fico che come pass per entrare ti danno pure uno Swatch d’autore! (Quello nella foto è di Gary Baseman).

Party esclusiva alla biennale: dj e swatch

Tra i Vips più UIPS si notano LA Cabello, LA Riccobono, LA Parodi e tante altre LA, insomma.

La cosa che da subito mi riempe il fegato la serata è sicuramente l’open bar che sforna mojito a ruota, ma non posso rimanere indifferente dinanzi alla performance di un agghindato cinese danzante!

Alla Biennale c'è chi beve e c'è chi balla

A colpirmi più di ogni altra cosa, però, è la riedizione della fantastica “Esposizione in tempo reale n. 4” del 1972. In pratica, consiste in una macchinetta per fototessere: dopo esserti fatto uno scatto, una fotografia te la porti a casa e l’altra l’appendi al muro; il risultato sarà l’opera d’arte.

fototessere artistiche ed espressioni concentrate

Sono già al quinto Mojito, o forse al sesto, quando il trend della serata sembra diventare un fuggi-fuggi generale verso un altro party: dicono che quello di Trussardi sia più bello e non serve l’invito!

Non me lo faccio ripetere due volte e, sempre sotto la pioggia, corro a bere festeggiare anche di là.

Prima di andare a letto, due cose da segnalare. Numero uno: perdo il conto dei cocktail. Numero due: un incontro nopanico sul vaporetto con il grande Chico De Luigi.

Alla Biennale di Venezia sul vaporetto

GIORNO 2

La mattina dopo, mi sveglio in stile hangover, mi faccio forza e mi dirigo ai Giardini. Prima regola fondamentale: alla Biennale ci vai in barca (privata o taxi) o ci vai a piedi, il vaporetto è troppo “mainstream”. Pensate che nel 2011 Putin pensò bene di parcheggiare la sua barchetta da 110 metri di fronte all’ingresso.

Anyway, sarà che la Biennale precedente è sempre moltooo meglio di quella attuale, sarà che i padiglioni pieni di sassi non catturano la mia attenzione, sarà che non capisco perché un Ciao abbandonato è considerato CONCETTUALE o sarà forse perché qui si fa a gara a chi ha la shopping bag più ricercata (dicono che la più gettonata sia quella del padiglione Uzbeko).

sassi e motorini CIAO alla biennale

Sarà questo o sarà quello, ma in definitiva tra i vari padiglioni delle nazioni che hanno mandato i propri artisti alla Biennale, salvo solo Israele e Gran Bretagna, quest’ultima con un bel filo conduttore tra David Bowie e i rapaci che se la prendono con i reali inglesi.

Faccio in tempo a vedere un’attentissima Tilda Swinton nel padiglione francese prima di tornarmene deluso, costantemente sotto la pioggia, a casa. Bagnato sì, ma a bocca asciutta: niente party per me stasera (anche perché le tre ore di sonno cominciano a gravare paurosamente sulla mia incolumità fisica).

GIORNO 3

Mi sveglio pimpante e ricaricato per affrontare l’Arsenale: finalmente la qualità delle opere mi lascia sbigottito, quasi a bocca aperta.

Sgabelli e bocche spalancate a Venezia: l'opera del cinese Ai Weiwei è tra le più attese

Non solo sgabelli, qui piovono monete che potete portarvi pure a casa!

piovono monete

A volte mi capita di scambiare una statua di cera per un visitatore intento a capire la concettualità delle opere (promemoria: se interrogati da chicchessia, usate più volte il termine “concettuale”).

statue e non alla Biennale

Ne vedo di tutti i colori! Precisamente, nell’ordine:

    • stanze che provocano mal di mare

stanze per viaggiare con gli occhi

    • stanze che provocano molto mal di mare

universo in una stanza

    • uomini che mangiano noccioline al padiglione Russo

uomo che mangia noccioline alla biennale di venezia

pezzi di mondo e vite diverse

Dirigendomi verso l’uscita ripenso alle mirabolanti performance… ah le performance! Se non vedi almeno due tette e un culo ignudo intenti a performare, si può dire che non hai vissuto appieno la Biennale.

performance artistica alla biennale di venezia

performance artistica alla biennale di venezia 2

performance artistica alla biennale di venezia 3

performance artistica alla biennale di venezia 4

performance artistica alla biennale di venezia 5

performance artistica alla biennale di venezia 6

E alla fine sono fuori. Appena varcata la soglia sono talmente “preso bene” che vedo arte ovunque!

a venezia si trova arte ovunque

Do il colpo di grazia ai miei piedi con una bella camminata verso la stazione S. Lucia. Sarà retorica, ma la Venezia “Canalettiana” che mi si presenta agli occhi è splendida.

scorcio di un canale di venezia

veduta di venezia

Rivitalizzato da cotanta concettualità prendo il treno per tornare a casa e il cielo, forse per la prima volta da tre giorni, mi ricorda che non può piovere per sempre. Nemmeno sulla Biennale.

Finalmente un preavviso di sole

© per le immagini Gianluca Camillini — 2013