The colorful shit: opere d’arte moderna dal sapore (e odore) decisamente equivoco

Gabriel Morais // The colorful shit project // Corn

Visitare un museo o una mostra d’arte è quel genere di attività che distende l’anima e arricchisce il nostro senso estetico. Anche, e forse soprattutto, quando non capiamo tutto fino in fondo.

Seguendo le suggestioni di Sky Arte mi pongo spesso una domanda, fortemente esistenzialista, sul “perché” di alcune opere d’arte. Proprio quel “perché” che ognuno di noi dovrebbe vedere, scritto a caratteri cubitali, sulle opere d’arte moderna.

Alessandro Cattelan, da VJ a pranker

La stessa domanda se l’è posta anche Alessandro Cattelan, che ho avuto modo di conoscere come splendido presentatore di X-Factor ma che adesso, aggirandosi fra vari allestimenti di arte moderna ha il coraggio, o la faccia tosta, di dire “Potevo farlo anche io”. Ma se ricreare un Fontana o un Koons non si è rivelato poi così semplice, credo che a ricreare un Morais siamo capaci tutti.

Gabriel Morais è un artista/copywriter brasiliano che, da bravo pubblicitario, ha sfruttato il classico messaggio pubblicitario delle pillole dimagranti (quel del prima e dopo), e ha dedicato uno dei suoi progetti a quella che lui chiama Colourful Shit.

Avete letto bene. Ha mangiato roba diversa e colorata, e ha documentato come il cibo influenza il nostro corpo, fotografando il prima e dopo: dal cibo alla cacca.

Un esempio? Mangiando per 30 ore solo dei cereali colorati ha evacuato questa roba qui, che non esiterei a definire fluorescente.

Gabriel Morais // The colorful shit project // Corn

Peraltro, non vorrei dire, ma l’assonanza di Gabriel Morais con Gianni Morandi è casuale ma incredibilmente azzeccata.

Inutile sottolineare che l’artista ci tiene moltissimo a dire che non ha usato Photoshop per documentare le sue … produzioni.

Emulo di Piero Manzoni o suggeritore occulto che spinge tutti verso la dieta Dukan?

A me ha fatto tornare alla mente Luciano de Crescenzo e la sua domanda “opera d’arte o nà strunzat’?” Non è dato sapere. Ma non c’è dubbio che, da oggi, anche voi potrete urlare ai quattro venti, senza vergogna e senza possibilità di smentita da parte di nessun critico, anche di fama internazionale, “POTEVO FARLA ANCHE IO!”.

Gabriel Morais // The colorful shit project // Beef Root