Intervista a Felice Limosani, digital storyteller e inventore di sogni

Ci sono persone che sognano storie.

Storie mirabolanti, fatte di coccodrilli che mangiano fragole, di burattini meccanici muniti di baffi e cappello, dove le farfalle e le meduse sono tappezzate come foulard e dove i ballerini danzano sulle mura di palazzi storici.

Poi si svegliano e le realizzano.

Si chiamano storyteller e il loro compito è quello di creare atmosfere, mondi alternativi nei quali lasciarsi coinvolgere, affascinare e forse perdersi per un po’.

Al Fashion Camp di quest’anno ho incontrato una di queste persone, Felice Limosani, uno dei primi nuovi “cantastorie” italiani, nonché uno dei migliori, in grado di realizzare sogni su misura.

Molte aziende gli hanno affidato l’immagine del loro brand affinché la trasformasse in esperienze ed emozioni (per citarne qualcuna: Emilio Pucci, Adidas, Alfa Romeo, Swarovski).

Oggi, gli chiediamo di far sognare un po’ anche noi.

Dato che in questo Blitz su Gazduna si parla di sogno, da bambino cosa sognavi di fare? L’astronauta? L’inventore?

Da bambino sognavo di “mettere i dischi con le mani”… poi scoprii che chi lo faceva si chiamava disc jockey e allora ho fatto il deejay dall’82 al ‘99. Quindi: sogno realizzato, come inventore di atmosfere. E l’astronauta continuo a farlo con la mente. Il mio motto è: testa per aria e piedi nel cemento!

Ma quindi i sogni si realizzano?

I sogni si realizzano se li puoi vedere a occhi aperti e sentirli ad occhi chiusi. Si realizzano se comprendi che il sogno si nutre di fare, fare, fare senza mai smettere con le mani, con la testa e con il cuore.

Vivi una vita alternativa in un mondo parallelo, chi sei?

Io sono io così come sono. Dentro e fuori. Il mio parallelo? La mia Doris, amatissima compagna di sentimento, di concetto, di confronto.

Qual è il brand (o il settore) con il quale ti piacerebbe collaborare? E quello che rappresenterebbe una sfida maggiore?

Hermes mi affascina. Sobri, eleganti, sofisticati e semplici. La sfida maggiore per me non esiste. Non esiste la sfida, esiste la passione.

Ci hai detto di aver cominciato come DJ. Se dovessi scegliere un album per descrivere la tua vita, quale sarebbe?

William De Voughn: Be thankful for what you’ve got è il mio manifesto musicale. Invece il mio disco Limos – The night goes on (disponibile su iTunes), prima hit europea di Balearic dance, è stato il brano con cui ho chiuso la mia carriera di DJ.

Con quelle note hanno sognato in tanti, sotto il cielo stellato di Panarea e Formentera. Non male…

Francesco Morace ti ha definito uno “storyteller digitale”. Ma sei più da C’era una volta o da Era una notte buia e tempestosa?

Per iniziare sono C‘era una volta e per finire Vissero felici e contenti. Nel mezzo? Era una notte buia e tempestosa.

Con quali parole cominceresti la tua biografia?

C’era una volta…

Qual è il consiglio migliore che ti è stato dato? E quello che daresti? A chi?

Non ho mai accettato consigli e mai ne ho dati. Posso solo dire che ho “rubato” con gli occhi infinite suggestioni, insegnamenti, riferimenti. Ancora oggi non smetto di guardare, sentire e desiderare…