Luce che seduce: il makeup fluo di Reka vs l’archeologia sensuale di Elle Fanning

La luce al buio. O meglio, nel buio. E, sia chiaro, non sto parlando né dell’illuminazione spirituale brahmanica tipica di chi si avventura nella foresta d’ascesi, né della flebile luce di un’abat-jour su di un comodino anni ’50. Se è vero, infatti, che “Ogni cosa è illuminata”, io vado oltre. E vi spiego cosa serve per far brillare qualcosa senza bisogno di alcuna fonte luminosa.
Si parla di follia creativa, ovvio.
Per la serie “cose che voi umani potete solo immaginare”, la ragazza che brilla nel buio della discoteca non ha nessun riflettore puntato sulle sue belle ciglia finte, comprate a saldo da TopShop. La regina danzante splende di luce propria, mentre un Dj in erba (quella di Grace probabilmente) cerca di fare un mash-up migliore di quelli di Mighty Mike. L’esperimento luminoso si chiama Light me up ed è firmato da Reka Nyari. Ex modella di fede musulmana convertita alla fotografia, Reka è una tipa fuori dagli schemi che ama dare scandalo pubblicando libri di foto erotiche femminili. Eros a parte, le sue donne sono fasci di luce psichedelica e fluorescente, e tutto grazie ad un esperimento di makeup.
Ben diverso il concetto di luce “ritrovata”, presentato nel cortometraggio di Rodarte. In esso, la Fanning-number-two (ma solo di nascita), Elle, gira-scompare-riappare – tra magici cambi d’abito – da una stanza all’altra della storica Baldwin House, a Los Angeles. Niente lustrini: colori fluo e labbra sensuali emergono dal buio. Tutto è sabbioso, semplice, bello così per com’è illuminato. Lo scopo della luce è semplice e innocente, tutto si accende intorno a Elle per farle ritrovare la cosa che ha perso: se stessa.
The Curve Of Forgotten Things (questo il titolo) intreccia con intelligenza cinema, moda e.. archeologia. Indiana “Elle” Jones e la pietra perduta. Poteva essere un buon titolo alternativo ma Todd Cole non ha colto la potenzialità dell’effetto archeologico/vintage, preferendo invece il fascinoso charme degli abiti delle sorelle Kate e Laura Mulleavy.

Appunto degno di nota: la profusione di charme che caratterizza il cortometraggio è il risultato di un calcolo matematico degno di Einstein: eleganza quattordicenne della Fanning amplificata al quadrato con l’aggiunta di una buona dose di suggestione anni ’70 tipica della Red Camera con lenti cooke.
Un applauso a Elle, bambina/attrice prodigio. Adesso anche musa fashion.