“Someone to Love”: i riflessi di tutta una vita


Fatevi una sghignazzata e guardate questo video.
Il gattino è intimorito e combattivo verso il suo stesso riflesso. Sì, è divertente e ci fa sorridere, ma soffermiamoci un attimo a pensare: pur avendo più consapevolezza di noi stessi, siamo poi così distanti dal felino peldicarota? Sfidiamo da una vita intera a singolar tenzone la nostra immagine e ancora non riusciamo a capire se è in nostro possesso o nelle mani di chi ci osserva.
Da più di vent’anni la fotografa Cristina Nuñez si occupa di autoritratti e gira il mondo proponendoli come azione terapeutica su se stessi. Nell’intervista rilasciata in questo articolo di Emanuela Zerbinatti, Cristina dice che “l’auto-ritrattista possiede un potere intrinseco e una libertà di azione che è paragonabile a quella degli dei”. Apperò! Nello scattarmi una foto, io non mi sono mai sentita un dio… anzi! L’ho sempre trovata una cosa esilarante e di dubbia riuscita.
Cristina sembra proprio convinta del contrario:
ce lo mostra partendo da sé e raccontandosi nella sua autobiografia: “SOMEONE TO LOVE, The Self-Portrait Experience”.
Secondo il libro, il punto nodale per creare qualcosa di meraviglioso con il proprio riflesso è, in primis, riuscire a lavorare sulle proprie emozioni. Nel momento in cui la macchina digitale traduce la fisionomia in codice binario, dobbiamo ricordarci di non pensare! Basta con le immagini costruite! Basta con i ragionamenti ossessivi per cercare di nascondere il nasone, perché noi siamo i nostri difetti. Per avere un “piccolo” assaggio dei miei, vi rimando in maniera assai riluttante al fin troppo sincero articolo di HalloWe.
Ma diciamoci la verità: sono i difetti e le sporcature che ti fanno amare un essere, che ti legano alla sua unicità come Linus con la sua copertina. Un po’ come i famosi e ormai consolidatissimi “photobomber”: guardare per credere. Non vi sembrano davvero esseri unici nel loro genere?!