Street Art does revolution

Una rivoluzione prima di tutto va comunicata, ce lo insegna l’Egitto. Giornali, radio, TV e soprattutto Internet sono i canali migliori per farlo. Ma quando chi detiene il potere riesce a porre la censura su tutti i mezzi più comuni per cercare di mantenere inalterata una determinata condizione politica e sociale, a quel punto bisogna improvvisare. Proprio così, violare le convenzioni, scardinare le regole, reinventare luoghi, oggetti e situazioni. A questo punto ogni muro, automobile, cancello e qualsiasi altra superficie intonsa diventano lavagne limpide attraverso le quali gridare al mondo le proprie idee e la propria voglia di rinascere. La street art irrompe in tutti i luoghi teatro di cambiamenti importanti come modalità espressiva pungente, diretta, dirompente e si fa portavoce di un’ideale, tenendo viva la fiamma del cambiamento e del progresso. Un esercito di combattenti armati di bombolette spray può tenere testa alla repressione più sanguinaria a suon di graffiti, rifugiandosi in trincee di colore dalle quali rispondere al fuoco nemico con spari di vernice e bombe di pittura.
Quando qualsiasi regime, dittatura o oppressore mettono un uomo con le spalle al muro, quest’uomo può sempre voltarsi e cominciare a disegnare.