Trevor Baylis & friends: 20 anni di ecorivoluzioni

Di rivoluzioni e rivoluzionari ne abbiamo sentito tanto parlare. Chi impugnando una spada, chi affiggendo una lettera e chi indossando una minigonna, tutti hanno stravolto il normale andamento delle società e del mondo.
E’ di rivoluzionari dei giorni nostri che scrivo.

Il rivoluzionario #1 o rioter – di moda dopo la London riot Trevor Baylis è un inventore. Non uno di quegli scienziati pazzi dal capello scompigliato e fisico rinsecchito che passano la vita su formule matematiche. No, ora è un elegante signore che fuma la pipa, ma è stato un nuotatore, un illusionista e uno stuntman. Una vita da vero rioter.
La sua rivoluzione è stata nell’interessarsi ad una tematica lontana da lui, che causava – e causa – dolore e morte e trovare una soluzione, o almeno avvicinarcisi: la piaga del AIDS in Africa. Questo terribile problema è favorito anche dall’impossibilità di potersi informare adeguatamente a riguardo. Quando non c’è elettricità, dove si attacca la spina della radio?
Proprio a questo ha pensato Trevor: nel 1989 ha inventato la wind-up radio.
Una radio alimentata da una forma d’energia alternativa, una semplicissima carica simile a quella dei carillon, con il compito di sintonizzare anche chi radio ed elettricità non aveva. E a lui lo scialacquo di applausi ci sta! (NdA)

Il rivoluzionario #2, anzi i rivoluzionari, sono Yonggu Do, Jun-se Kim e Eun-ha Seo. I tre rioters Sud Coreani sono figli di quella rivoluzione iniziata ventidue anni addietro da Baylis, poiché loro – techno-inventori pazzi – hanno disegnato e progettato un ecoPad che è stato premiato come uno dei dieci migliori progetti della Fujitsu design aword 2011.
Un computer tablet che non necessita di alimentazione elettrica esterna, poiché il semplice tocchettare – lasciatemi passare il mix tra “ticchettare” e “toccare” – sullo schermo che funziona a NANO piezoelettricità è sufficiente per ricaricarlo e di conseguenza autoalimentarlo.
Padri e figli a cui l’urlo rivoluzionario verde non si è strozzato in gola, ma si è adoperato per comunicare a impatto zero.
Tocchettando sulla tastiera, pignasmile saluta.