Condividerlo su Facebook? No grazie: i brand che scelgono la via dell’anti-social

Scritto il 02-04-2014 in Digital Culture da
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Riscoprire la via dell'anti-social

 

Fotografare le portate di un pranzo, twittare quant’erano buone, taggare su Facebook chi c’era e fare anche il check-in su Foursquare: aggiornare i social con frequenza richiede energie e, soprattutto, tempo. Tanto tempo.

Non capita anche a voi, a volte, di alzare lo sguardo per scoprire che tutti quelli che vi circondano sono illuminati dalla luce azzurrina dello schermo di uno smartphone?

A me di solito succede quando si scarica il mio, di smartphone… maledetta vecchia carretta!

 

Però là fuori nel grande mondo ci sono persone – e anche brand! – che proclamano la via anti-social, celebrando l’astinenza da social network.

Adesso però non esageriamo, eh.

 

 

 

Per esempio, come è possibile che Coca Cola, dopo aver creato la campagna più social del secolo piazzando i nomi sulle lattine, possa ora predicare l’esatto contrario nello spot con quei collari da cani rossi e inquietanti? Mistero.

 

E Coca Cola non è né la prima né la sola. In occasione del suo sbarco su Pinterest, Honda ha lanciato l’idea di #pintermission. In pratica, anziché pinnare qualcosa di figo, l’azienda offriva 500 $ per farla davvero, quella cosa, invitando a prendersi 24 ore di pausa da Pinterest… una #pintermission appunto.

Il che è difficile, dato che i poster che hanno creato sono davvero carini… come si fa a non pinnarli?

  pintermissions a go go

 

Poco tempo fa anche Diesel ha lanciato una campagna anti-social, che metteva in palio le scarpe Yuk, revival del modello del 1993 creato prima dell’invenzione di Internet.

 

Le regole anti social di Grilld

Per avere diritto al premio, bisognava stare 3 giorni senza postare niente di niente in bacheca.

Cosa che io nella mia vita sono riuscita a fare una volta sola, perché non c’era segnale da nessuna parte. Ho pensato che sarei morta. 

 

Per questo non vado a mangiare nella catena australiana Grill’d, che ha una politica ben chiara nei suoi ristoranti: no blogging, no tweeting, no instagramming, no facebooking e soprattutto no cravatte!

 

Se poi, mentre lottate per stare lontano dallo smartphone, volete anche fare del bene, c’è The Tap Project dell’Unicef: una volta partito il contatore, ogni 10 minuti che riusciamo a passare senza prendere in mano lo smartphone, regaliamo un giorno di acqua potabile a chi che ne ha bisogno. Io ho resistito solo 53 minuti, sono un caso davvero irrecuperabile.

 

Ma essere anti-social non vuol dire necessariamente essere antisociale: ecco allora che in Brasile Polar Beer inventa il Cell Phone Nullifier, un refrigeratore per la birra che allo stesso tempo annulla il segnale dei cellulari in un raggio di circa un metro e mezzo, così, se uscite con gli amici per una birra, potrete ricominciare a parlare con loro per davvero!

 

 

 

Ma se volete proprio risolvere il problema alla radice, potete scaricare Cloak ovvero l’anti-social network che vi permette di sapere esattamente dove si trovano i vostri amici… per evitarli!

Informazioni sull'autore Mykoize

Mykoize vive perennemente senza tempo, tanto da aver passato la soglia del quarto di secolo pensando di avere ancora vent’anni. Ha il vizio di collezionare città, famiglie e lavori e di rubarne il meglio senza destare alcun sospetto. Salta per la maggior parte del tempo da un treno all’altro e, nel mentre, scrive. Non può farne a meno. Una mattina si è scoperta Social Media Strategist, ma giura che non è colpa sua. Pensa di essere e-qualcosa, ma non ha ancora capito cosa. Anima persa, si diletta come sibilla in erba. Chiamare ore pasti, astenersi persone serene e sollevate. Per il principio del nomen omen, pare che imbastisca rivoluzioni e che si immerga in profondità inaudite. Dicono anche che i libri non li legga, ma li divori come snack tra un pasto e l’altro, ma sono solo leggende metropolitane. Forse. [continua]

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