Drag Queen, burlesque e l’anima di New York: intervista al fotografo Leland Bobbé

Scritto il 19-03-2014 in Interviste da
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Nato nella grande metropoli e fotografo quasi per caso, Leland Bobbé riesce a cogliere con maestria la fauna urbana di New York, dai performer di burlesque alle ombre solitarie che vagano per le strade. Le sue immagini sono scorci che offrono un assaggio di svariate dimensioni dell’anima umana. Le sue parole, invece, sono frammenti di creatività e di scoperta, che abbiamo raccolto in questa intervista.

 

Leland, come sei arrivato alla fotografia? Hai sempre saputo che volevi fare l’artista?
Ho preso una macchina fotografica in mano per la prima volta a vent’anni, quando ho iniziato a vedere cose che ritenevo interessanti da catturare. A quel tempo non avevo alcuna intenzione di diventare un professionista. Ho semplicemente scattato delle foto perché volevo condividere le cose che vedevo.

 

Central Soda - Photo by Leland Bobbé - New York City Streets

Il tuo lavoro include soggetti immortalati per strada, personaggi sopra le righe e frammenti di mura della città. C’è un filo conduttore che lega le tue opere?

Penso che il filo che collega le mie immagini, quale che sia il soggetto rappresentato, sia il loro forte impatto visivo.

Scatto fotografie di cose che vedo e che sono potenti al punto di far venirmi voglia di catturarle.

 

Hai mai esplorato altre espressioni artistiche oltre alla fotografia o hai tentato di mescolarla con altre forme d’arte, come la musica?

Prima di essere un fotografo professionale, ho suonato al Rock Club CBGB di New York, quando era al culmine della sua popolarità. Facevo il batterista. A quel tempo la fotografia era solo un hobby. Ho fatto alcune presentazioni visive coordinate con la musica e devo ammettere che la giusta musica abbinata alla giusta foto fa una enorme differenza nella percezione del pubblico.

 

Le tue immagini mostrano soggetti in pose molto strutturate e altri apparentemente ignari della fotocamera. Che cosa significano questi diversi approcci? Rivelano diversi aspetti degli esseri umani?

Penso che riflettano differenti aspetti di me. Anche se mi piace il completo controllo che un ritratto formale mi consente di mantenere, trovo molto eccitante la casualità e la spontaneità di uno scatto spontaneo, fatto per strada senza che la gente ne sia consapevole. Devi essere super sveglio!

 

trixie-evil
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dottie-velocity
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bob-nasty
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Untitled-2
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Secondo te un ritratto può raccontare più cose di quanto la persona rappresentata potrebbe dire a parole?

Questa è una bella domanda! Penso proprio che la risposta sia sì. Quando una persona viene catturata con una certa espressione o mostrando una certa emozione, la fotografia rende quell’istante e quelle sensazioni fissi nel tempo. E chiaramente visibili per chi sa guardare.

 

Times Square Walls - Photo by Leland Bobbé - New York City Streets Parte del tuo lavoro si situa in una dimensione urbana. Definiresti te stesso come un fotografo della vita metropolitana? 

Essendo nato a New York, gran parte del mio lavoro è stato influenzato dalla città. C’è un’energia qui che ti entra dentro e ti stimola di continuo. Ogni volta che vado da qualche parte in città, sento che in ogni momento potrei imbattermi in qualcosa in grado di catturare la mia immaginazione. Io però amo anche la campagna e mi piace scattare foto di paesaggi.

 

La tua serie Half-drag ha avuto un grande impatto su moltissimi media. Tutta questa fama ha cambiato in qualche modo il tuo lavoro o la tua vita personale?

Il successo di Half-Drag è una cosa che non mi sarei mai aspettato. Le fotografie mi sembravano davvero interessanti, questo sì, ma non avevo idea che il progetto sarebbe diventato virale, toccando così tante persone. Il più grande cambiamento per me è stato il riconoscimento. Se non fosse stato per Half-Drag, sono sicuro che non starei facendo questa intervista!

 

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L’uomo dietro l’artista, l’invecchiamento di una figura potente, un camminatore solitario nella grande città… Possiamo dire che le tue foto riescono a esplorare livelli più profondi della vita quotidiana? Questo secondo te porta in evidenza la nostra dimensione più fragile?

Sì, credo proprio di sì. Le mie foto provano a spingersi in profondità, nella vita di ogni giorno. Per citare un gallerista che ha commentato il mio lavoro: “Le fotografie di Leland dicono più di quello che mostrano. Le immagini del fotografo scavano sotto la superficie visibile del nostro mondo quotidiano e forniscono un assaggio di una dimensione nascosta… una crepa nella facciata, che ci permette di addentrarci in profondità nella psiche dei soggetti che ritrae”.

 

In chiusura d’intervista, Leland ha chiesto di scegliere personalmente le immagini da abbinare a questo pezzo. Ogni scatto e ogni parola che avete letto o guardato provengono direttamente da lui e dal suo sguardo sul mondo… e sugli esseri umani che lo popolano.

 

 

 

 

[INTERVISTA IN ITALIANO]

 

Half-Drag, Fully-Human: Interview to the photographer Leland Bobbé

 

From burlesque performers to lonely shadows on the streets, Leland captures with mastery the urban fauna of NYC. Born in the city and photographer almost by chance, his pictures offer us a glimpse in vary dimensions of the human soul.

 

Leland, how did you first get involved with photography? Did you always now you wanted to be an artist?

I first picked up a camera in my early twenties when I started to see things that I wanted to capture. At the time I had no intentions of becoming a professional. I strictly took pictures because I wanted to share the things I was seeing.

 

Thursday - Photo by Leland Bobbé - New York City Streets Your work includes ordinary individuals, over-the-top entertainers and pictures of city walls. Is there a common thread through your oeuvre?

I think the thread through my images regardless of the subject matter is that they all have a visual impact. There are things I see that are compelling enough to make me want to shoot them no matter what they are.

 

Did you ever explore artistic outlets beyond photography or tried to mix it with other art forms such as music?

Before I was a professional photographer I was a rock and roll drummer playing during the height of the NYC CBGB scene. At that time photography was just a hobby. I have had some visual presentations set to music and depending on the subject matter I find that the right music makes a huge difference.

 

Your pictures feature subjects in very structured poses and others apparently unaware of the camera. What do these different approaches tell? Do they reveal different aspects of humans to you?

I think they reflect different aspects of me. Although I enjoy the complete control that shooting a formal portrait gives me I find the spontaneous randomness of shooting on the street without people being aware is very exciting. You really have to be on your toes.

 

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 Can a portrait tell more than the person represented in it can say?

That’s a good question. I think the answer is yes. When a person is captured with a certain expression or showing a certain emotion it becomes fixed in time and the viewer has to deal with that.

 

Women of the 5th Avenue - Photo by Leland Bobbé Part of your work has an urban dimension to it. Would you define yourself as a city life photographer? What do you find intriguing about it?

As a native New Yorker much of my work has been influenced by the city. There is an energy here that really keeps me on my toes. I feel as if almost every time I walk somewhere in the city I will see something that captures my imagination. I do however love the country, I also enjoy shooting landscapes.

 

Your “half drag” series appeared in countless media outlets. Did all this fame change in any way your work or personal life?

The success of my Half-Drag project is something that I never expected. I thought I was taking some very cool photographs but I had no idea the project would go viral and be embraced by so many people. The biggest change for me has been the name recognition. If it wasn’t for Half-Drag I’m sure I would not be doing this interview!

 

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The human behind the performer, the coming of age of a powerful figure, a lonely walker in the big city. Would you say that your photos highlight deeper levels of everyday life? If so, “peeling off” reality brings our fragile dimension to the fore?

Yes I do believe my photos show deeper levels of every day life. To quote a gallery owner where I have shown my work:  “Leland’s award winning photographs tell more than they are showing.  The photographer’s images delve beneath the visible surface of the world we see and provide a glimpse of a hidden dimension that lies beneath. Like a poker player that blinks, each image has a ‘tell’… a crack in the facade that allows us to delve more deeply into the psychology and inner workings of his subjects”.

 

Well, thank you Mr. Leland!

 

Informazioni sull'autore Claude Holz

Claude è nato sulla costa del Brasile, per questo viene e va per il mondo come la marea. Etnografo per passione, ama osservare det/tagli della realtà. Tra le sue navigazioni troviamo esplorazioni musicali, gastronomiche, psico-analitiche ed altre ancora da scoprire. Da un po’ ha trovato il suo porto nelle scienze sociali ma va sempre da diverse parti a trovare nuove spezie. In questi viaggi porta con sè qualche racconto di Lispector come bussola e film con personaggi densi abbastanza per non dissolversi nell’acqua. [continua]

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