Intervista a Zach Hyman, fotografo e scultore che trasforma lo spazio per raccontarlo

Scritto il 28-11-2013 in Interviste da


English version

 

Corpi nudi in metropolitana e per le strade. Spazi desolati con modelli in posa come sculture. Installazioni composte da materiali ludici. Argutamente scandaloso, Zach Hyman non è certo un artista che si potrebbe definire tipico. Dalla fotografia alla scultura, Zach crea spazi in due o tre dimensioni deliziosamente lirici e carnali.

 

 

Zach Hyman : Reportage Zach, quando hai scoperto il tuo interesse per la fotografia? Com’è iniziato il tuo “viaggio professionale”?

Il mio desiderio di diventare fotografo si è avverato molto prima di iniziare a fare foto. Mio nonno e mio zio sono sempre stati grandi appassionati di fotografia e io ho sempre ammirato i loro scatti e la loro attrezzatura sin da piccolo. Per un motivo o per un altro non ho mai considerato la fotografia come una vera e propria professione finché mi sono reso conto che il teatro, che in quel periodo era il mio mestiere, non era il canale migliore per esprimere la mia creatività. Ho lasciato il corso di teatro nella Carolina del Nord e pensato di tentare la sorte a NYC. Nel giugno del 2000, a 20 anni, ho iniziato a lavorare come barista al BOBO, uno dei locali più cool di New York: tra un drink e l’altro ho così iniziato a mischiarmi con l’élite della Grande Mela. Continuavo a fare la spola tra New York e la Carolina del Nord, usando i miei ex compagni di classe come soggetti per le mie fotografie e per il mio portfolio.

 

Zach Hyman : self portrait Intorno al 2008 ho pensato di fotografare una serie di uomini e donne nude nei locali pubblici di New York. L’idea mi è venuta mentre ero al Metropolitan Museum of Art nella sezione delle statue greco-romane che mi hanno lasciato meravigliato con tutta la loro gloriosa nudità, in mezzo alle centinaia di persone vestite che le ammiravano.

 

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato di più?

Fotograficamente: Helmut Newton, Guy Bourdin, David LaChapelle, Francesca Woodman, Vik Muniz. Artisticamente: Alberto Giacometti, Picasso, Constantin Brancusi, Gabrielle Orozco, John Chamberlain, Richard Serra, Nick Parker, e – recentemente – Jack Goldstein.

 

Sei nato in Carolina del Nord e ti sei trasferito a New York alcuni anni fa. Cosa ti ha spinto a traslocare in città? Questo nuovo ambiente gioca un ruolo speciale nel tuo lavoro?

Sono nato a Pleasanton (CA), poi mi sono trasferito a Houston(TX), successivamente a Doylestown (PA) e infine ho frequentato l’università per due anni a Winston Salem (NC) .

Non è tanto il contesto visivo di New York a giocare un ruolo fondamentale nel mio lavoro (magari all’inizio sì, ma ora no) quanto piuttosto lo sforzo mentale che ti viene richiesto per adattarti al ritmo veloce, dispendioso e super stimolante di New York City .

 

La nudità è un forte elemento del tuo lavoro. Che cosa significa il corpo nudo per te?

Libertà, adrenalina, tabù e la possibilità di plasmare lo spazio nel modo più naturale possibile.

  Zach Hyman : Reportage

 

Quali sono i temi principali del tuo lavoro?

Relazioni spaziali, infanzia, stagnazione, vulnerabilità, sesso, violenza, nostalgia, obbligo, imitazione, scomparsa, apparizione, perdita di identità, spiriti ed altro ancora.

Molti di questi temi finiscono per entrare in conflitto tra di loro ed è lì che veramente nascono le idee. Penso che la mia generazione sia contraddistinta da un’opposizione verso le cose – le cose intorno a noi e anche quelle che ne fanno parte di noi. Sto cercando di legare queste cose insieme e inizio a capirlo strada facendo.

 

Buildings La fotografia si basa sulla cattura di un momento nel tempo e nello spazio, mentre la scultura è uno sforzo creativo che parte quasi dal nulla. Il tuo recente interesse per la scultura riflette il desiderio artistico di avere un controllo maggiore sul processo creativo?

In breve: sì. Sono sempre più interessato a plasmare qualcosa usando il più possibile le mie mani.

Mi affascinano anche gli spazi che hanno subito trasformazioni o i grandi oggetti piazzati nel mezzo di stanze bianche.

 

Come nasce l’idea per un nuovo progetto artistico?

Un sogno, un sogno ad occhi aperti, vedere arte, stati mentali alterati.

 

Hai fotografato in tanti ambienti diversi, dall’urbano al rurale. Ce n’è uno che preferisci? Per esempio, ti piace di più concentrarti sulla reazione della gente per strada o preferisci la tranquillità della natura per lavorare?

Mi piace lavorare in team e con la possibilità di essere beccati! E’ molto divertente per tutti, a meno che non ti becchino… in quel caso, magari, può essere divertente andare a parlare direttamente con i soggetti fotografati. In definitiva, preferisco lavorare da solo o lavorare in studio con un paio di persone. Mi piace la possibilità di controllo che consente lo studio di posa, ma non c’è paragone con l’emozione di lavorare in esterna.

 

Yotel, Zach Hyman, Installation Che progetti hai per il futuro? C’è qualche tema o approccio che vorresti approfondire?

Giusto stamattina sono arrivate nel mio studio 3500 palline da piscina – sì, proprio quelle per far giocare i bambini. Lo Yotel Hotel di New York mi ha chiesto di realizzare una scultura che trasformerà un’intera ala dell’albergo. L’installazione è prevista per fine ottobre.

Sto scoprendo che creare opere diverse capaci di interagire con spazi diversi è altrettanto appagante, se non di più, che usare il mio corpo. Oltre al pensiero e all’impulso creativo che si nascondono dietro ogni pezzo mi piace poter usare le mani per costruire qualcosa da vedere al di fuori della bidimensionalità di una stampa appesa a un muro. Mi sono reso conto che voglio essere un creatore, un artista multiforme.

Se non riesco a crescere, a sperimentare e a lasciare che le mie idee mi portino in posti sempre nuovi, diventerò stantio e – conseguentemente – meno interessante per me stesso e per il mio pubblico.

 

 

Frames carver: an interview to Zach Hyman

Zach Hyman: Commercial

Italian version

 

Naked bodies in subway trains or on the streets. Pictures of desolated spaces populated by models in sculpture-like poses. Installations made of playful materials. Wittily outrageous, Zach Hyman is not your typical artist. From photography to sculpture, he creates two or three-dimensional frames that are both lyric and carnal.

 

Zach: Reportage Zach, when did you discover you wanted to be a photographer? And how was your professional journey?

My desire to become a photographer was realized long after I had started taking pictures. My grandfather and uncle were always very big hobbyists in the realm of photography and I had admired their pictures and cameras from a very early age. I was given my first camera around the age of nine by my parents and kept upgrading year after year. Throughout my high-school career I opted to take as many photography courses as was possible. For one reason or another I never considered photography as a profession until I realized that the Theater track I had taken was not the best creative outlet for me at the time.

I dropped out of conservatory theater training in North Carolina and thought I would try my luck in NYC. In June of 2007 I started working as a receptionist at a hair salon, moved three months later to being a bar-back at a restaurant and was promoted to Bar-tender at the age of 20 and was serving drinks and mingling with the New York elite at an underground, new, hip, bar called BOBO.

 

Zach Hyman : Selected I continued to go back and forth to North Carolina and use my former classmates as test subjects to create more work and build something of a portfolio.

 

Somewhere around 2008 I had an Idea to shoot a series of photographs of nude men and women in public places in New York

The idea was inspired by a visit to the Metropolitan Museum of Art wherin I was amused and excited by the Greek and Roman statues in all of their nude glory blending in among the hundreds of clothed art admirers.

 

 

Which artists influenced you the most? 

Photographically: Helmut NewtonGuy BourdinDavid LaChapelleFrancesca WoodmanVik Muniz. Modern Art: Alberto Giacometti, Picasso, Constantin Brancusi.

Contemporary Art: Gabrielle Orozco, John Chamberlain, Richard Serra, Nick Parker, and recently Jack Goldstein.

 

Where were you born and what made you go to NYC? Does this new environment play a special role in your work? 

I was born in Pleasanton (CA), moved to Houston (TX), moved to Doylestown (PA) and attended College for two years in Winston Salem (NC).

New York as a visual environment doesn’t necessarily play a huge roll in my current work (it may have at one point early on) but more the mental toll it takes on an individual living in the fast paced, expensive, over stimulating, exciting place that is NEW YORK CITY.

  Zach Hyman : Commercial

 

One strong element of your work is nudity. Where does your artistic interest for the naked body come? 

Freedom, Adrenaline, Taboo, shaping space as naturally as possible

 

Which you consider to be the main themes of your work?

“Spatial relations”, Childhood, Stagnation, Vulnerability, Sex, Violence, Nostalgia, Obligation, Imitation, Disappearance, Apparition, Loss of Identity, Spirit, etc.  

A lot of these themes end up conflicting with one another and that’s where the ideas really arise… I think growing up in the time I have along with the millions of others, there’s a big thought opposition that happens all too frequently.  Everything around us and the things that are known within.  I’m trying to tie those things together and figure it out.

 

Zach Hyman: Studio In a way, photography is about capturing a moment in space and time, while sculpture is about creating an artistic object almost from scratch. Does your interest for sculpture reflects an artistic desire to have stronger control over the creation process? 

In short, yes.

I’m more interested in turning nothing into something and being able to use my hands.

I’m also very excited by a transformed space or a large object in a white room.

 

Where does an idea for a new artistic project usually come from?

A dream, a daydream, viewing art, altered states of mind.

 

 

You shot in different environments, from urban to rural. Do you have a favorite? For instance, do you enjoy watching the reaction of people on the streets or do you prefer the calm of nature to work?

I enjoy shooting with a team of people and the potential to get caught. It’s always fun for everyone…unless we get caught…then it’s just fun to talk about later. Ultimately I prefer being alone or with a couple people working in the studio. I like the control in the studio. But, again, it doesn’t really compete with the excitement of working outside the studio with the type of photography that I have taken on in the past.

 

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What are your next plans? Any particular subject or approach you would like to develop in the future?

3500 ball pool balls arrived to my studio this morning – like you would find in a children’s play area. I’ve been commissioned by Yotel in New York to build a sculpture that will transform a part of the Hotel. It will be installed at the end of October.

I’m finding now that creating different pieces to interact with different spaces is just as fulfilling if not more than using my body. In addition to the thought behind each piece and impetus for creation I love being able to use my hands to build things and to see a product outside of the two dimensional realm of a print on a wall. I realized at some point that I want to be a multifaceted creator and artist. If I don’t grow and experiment and let my ideas take me to new places I will stagnate and become less interesting to myself and my audience.

 

Zach Hyman: Selected

Informazioni sull'autore Claude Holz

Claude è nato sulla costa del Brasile, per questo viene e va per il mondo come la marea. Etnografo per passione, ama osservare det/tagli della realtà. Tra le sue navigazioni troviamo esplorazioni musicali, gastronomiche, psico-analitiche ed altre ancora da scoprire. Da un po’ ha trovato il suo porto nelle scienze sociali ma va sempre da diverse parti a trovare nuove spezie. In questi viaggi porta con sè qualche racconto di Lispector come bussola e film con personaggi densi abbastanza per non dissolversi nell’acqua. [continua]

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