Oltre i confini degli Harmony: arriva la letteratura erotica con i dinosauri!

Il richiamo del pornosauro

Gente, là fuori c’è chi vuole fare all’amore con i dinosauri.
A me sono sempre piaciuti, i baldi lucertoloni preistorici… ma mai nella vita avrei pensato di dover precisare che i dinosauri mi piacciono, va bene, ma solo come amici, o magari come grossi animali da compagnia. Non lo so, se avessi un velociraptor potrei portarlo al parco, comprargli un collare con degli strass e dargli da mangiare il grasso del prosciutto. Vorrei bene al mio velociraptor e avrei per lui ogni genere di stima, ma di sicuro non mi getterei tra le sue braccine artigliate col mio miglior completino La Perla.

Ravaged by the raptorEbbene, sarò strana io, perché la roboante voragine del self-publishing – già avvincentissima di suo – è qui per stupirci ancora una volta. Un bel giorno, tutto il mondo sembra essersi accorto dell’esistenza dei dino-pornazzi. Ci sono queste due sfrontate signorine – che dicono di chiamarsi Christie Sims e Alara Branwen – che vendono su Amazon racconti erotici di appassionato dino-amore.

Vi attizza un dinosauro in particolare? Nessun problema. Ce ne sono di tutti i generi. C’è il tirannosauro. C’è il triceratopo. C’è il vostro velociraptor da compagnia. I titoli sono fantastici – tipo Ravaged by the raptor, mica fossili secchi – e le copertine sono ancora meglio: immancabilmente, una prorompente fanciulla seminuda si staglia con impudenza contro l’orizzonte selvaggio, con un baldo dinosauro che incombe alle sue spalle, un po’ ingobbito dalla passione. Il tutto appiccicato insieme con Photoshop da un bambino ipovedente di massimo massimo sette anni, con le mani rotte.

Ora, di questa moltitudine di piccoli e-book (una quindicina di pagine per 4 dollari scarsi) si è parlato ovunque, le autrici sono state intervistate, c’è chi si è seduto lì a riflettere sul declino della civiltà occidentale e anche chi si è diretto con le fiaccole e i forconi verso il più vicino museo di storia naturale.

Taken by the pterodactylIo ho acquistato Taken by the pterodactyl, ho girato contro il muro l’allosauro della Schleich che fa la guardia alla mensola dei fumetti e ho coraggiosamente affrontato la lettura. Perché ci sono delle domande serie a cui rispondere. Com’è che persone e dinosauri abitano nella medesima dimensione temporale? Com’è possibile che un fremente triceratopo di nove metri trovi il modo di accoppiarsi con un’audace signorina? Quali saranno le ripercussioni dell’insana passione nei gruppi sociali – umano/dinosaureschi – d’appartenenza? E le precauzioni, le useranno le precauzioni?

Bene.

Taken by the Pterodactyl è un miracolo di sintesi. In una pagina scopriamo che gli umani vivono in una non meglio identificata New Land, dove si campa col sudore della fronte e il bacon è un lusso.

La nostra protagonista – una pettoruta ex-cheerleader diciannovenne, ancora illibata – si guadagna la pagnotta, seppur controvoglia, facendo la pastorella nella fattoria di famiglia. Dopo una serie di inutili preamboli – con madre dolce e attenta che prepara la colazione alla nostra Dianne e l’annuncio dell’imminente arrivo di un personaggio di nome DAN BROWN, finanziatore dei fattori più volenterosi -, la coraggiosa cheerleader prende su e va in mezzo ai campi a fare la guardia al suo gregge, intelligentemente posizionato sulla rotta dei voli pomeridiani degli pterodattili. E già lì uno pensa che il papà di Dianne la voglia morta, sua figlia. Comunque, Dianne corre a recuperare un agnellino mezzo morto e viene ghermita da uno pterodattilo di passaggio, che la afferra con gli artigli e la porta al suo nido.

Make love, not extinction!
Così, dovrebbero accoppiarsi i sauri, altroché!

E qui in pratica comincia un’esilarante libera associazione di idee.

Perché lo pterodattilo, risoluto e fulmineo, le becca via tutti i bottoni della camicetta. Dianne, confusa ma piuttosto rapita, decide di levarsi il reggiseno. Lo pterodattilo, ipnotizzato da tanto sballonzolante splendore, palpeggia la pastorella con la sua mirabile cresta ossea, ficcandogliela un po’ da tutte le parti. Dianne, ormai in preda ad ogni genere di istinto primordiale, tira in faccia al dinosauro mutande e calzini e rimane lì sulla paglia, sbiotta e fremente come una tarantola. Ma non faranno veramente all’amore, no? Cioè, chissà come si riproduce, uno pterodattilo. Ma di sicuro utilizzerà attrezzi del tutto incompatibili con la fisiologia femminile. Sarà un po’ come la storia dei filtri dell’aria in Apollo 13, coi poveri astronauti che per non crepare soffocati dovevano trovare il modo di far entrare una roba quadrata dentro una bocchetta rotonda.

E invece no, perché nei dino-pornazzi, anche gli pterodattili hanno il pene. Ma uguale a quello del vostro fidanzato, solo molto più grosso e interessante. Dianne, assumendo una posizione più consona agli ovini che governa con proverbiale negligenza, raggiunge il culmine del piacere a ripetizione, gridando cose che nessuno mai aveva osato pronunciare di fronte a un dinosauro.

Dinosaur LoveE basta, tutto lì. Una roba schifosa e miserabile, senza neanche un po’ di sentimento. La storia finisce un po’ con un dilemma – che ne sarà di me? Rimarrò qui a trascorrere una vita di selvaggio piacere insieme a uno pterodattilo o tornerò dalla mia gente? Ah, povera me, che scelta impossibile! – ma poca roba. Quindici schemate di Kindle non sono abbastanza per trasmetterci a pieno tutto il tumulto interiore di Dianne, le vere motivazioni dell’insopprimibile pulsione erotica che l’ha spinta a concedersi senza remore e ritegno a una creatura del giurassico. O quel che è.

Ma lo pterodattilo? Lui sì che è intrigante. Così silenzioso e pieno di mistero. Con quelle ali forti e nerborute. Le scaglie affilate. L’occhio immobile e profondo. Chissà quali sono i suoi veri sentimenti. Chissà che vorrà. Che pensa. Che cosa ci avrà capito. Probabilmente poco o niente, come ogni poderoso dinosauro-oggetto che si rispetti.

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