Cerchi lavoro e trovi casa: Sara e il suo viaggio “al contrario” verso una terra sconosciuta… il Molise!

Scritto il 23-07-2013 in Interviste da


Publisher: Oggi Mordo

  somewhere in molise

Se c’è una cosa che la mia generazione ha imparato, è che il lavoro non viene a cercarti a casa. Probabilmente manco gli apriremmo, scambiandolo per i testimoni di Geova. Io non rispondo nemmeno al campanello: quando sono in casa, sono in condizioni impresentabili.

Così, se la montagna non va a Maometto, Maometto va al mare, come ha fatto Sara.

Sara è una delle tre persone più sveglie che conosco, una di quelle su cui andrei in All Inn, se giocassi a Texas Hold’Em. La conosco dalla scuola materna, poi abbiamo fatto lo stesso liceo. Voleva Vuole fare la pittrice e la giornalista, ci stava sta lavorando sopra. Sul suo curriculum ci sono esperienze del calibro di Radio 24 (Sole 24 ore) e Le Invasioni Barbariche, mica pizza e fichi.

La vita dei giornalisti però è sempre a rischio (tranne per Anna Praderio e Vincenzo Mollica che continuano imperterriti a recensire impuniti i film peggiori che escono) e un bel giorno la trasmissione per cui sta lavorando chiude. Trac, serranda giù, arrivederci e grazie.

 

Pompelmi in controluce - L'header del blog di Sara Allora Sara ha aperto un blog per raccontare questa fase della sua vita, e ha iniziato a girare per agenzie interinali. È una giornalista, con tanto di (ormai inutile) tesserino dell’ordine, ma non ha fatto la schizzinosa: si è candidata come cameriera, operaia, segretaria. Ha detto di voler lavorare. Punto. Ma non è bastato.

Le ho chiesto di darsi una spiegazione. «Il mondo dell’editoria è chiuso. I giovani giornalisti sono tantissimi, ma pochi riescono a entrare in una redazione. E spesso è una questione di fortuna. Ci offrono contratti ridicoli, con l’aria di chi ci sta facendo un favore. In più se io – che  sul cv ho scritto redattrice – chiedo di fare altro… non mi si crede.»

All’ennesimo progetto sfumato, ha detto basta. E ha deciso di andare in Molise.

 

La sentite la musichetta dell’intervallo Rai

La prima cosa che mi viene in mente se penso al Molise è… ecco.

Il nulla.

Dove cazzabubbola è il Molise? Di preciso, intendo.

 

Una veduta del Molise

Quello che so io sul Molise è che si trova prima della Puglia: durante un interminabile viaggio in auto verso le vacanze, una volta finite le Marche credevo di essere arrivata, e invece no! C’èra il Molise. Cazzo!

Anche Sara non sapeva bene dove fosse l’Abruzzoemolise, tutto attaccato, come lo conosceva lei. «Stava nel buco nero della geografia. Molti amici ancora credono che io sia nelle Marche, ah no scusa, in Basilicata, ma non eri in Abruzzo?»

Ma come si sceglie il Molise? Se proprio te ne devi andare, vai che so a Londra, a Parigi, negli Usa…

«Per me le redazioni erano tutto, e lontano da Milano sapevo che non avrei trovato qualcosa di simile. Ma poi, dopo cinque mesi di nulla, ho capito che il Nord mi avrebbe dato comunque meno del Sud

 

Quindi ha fatto le valigie, ha aperto una vetrina sull’Huffington Post e oggi racconta le cronache di una vita diversa, dove comunque non ha lavoro.

Ma se non ha trovato lavoro, avrà qualcosa da raccontare?

Eccome. Sara ha scoperto una terra inesplorata, dove gli abitanti si godono il loro isolamento dal casino delle grandi città: un piccolo paradiso verde, isolato, senza un aeroporto, con molto cibo buono e aria superlativa, uno dei mari più puliti della penisola. Una perla, insomma, che i molisani si tengono stretta, non lo vanno a gridare ai quattro venti, quanto è bella. A noi i Molisani ci schifano, non il contrario. Nessuno sa dove sia il Molise perché sono loro a non voler farsi trovare.

 

Termoli, mare

Alcuni studenti scelgono Campobasso come meta per l’Erasmus. Invece di andare a godersi la vita (e la gn***a) a, che so, Tallin, scelgono Campobasso. O forse hanno compilato il modulo per l’Erasmus di ritorno da Tallin, non del tutto in possesso delle loro facoltà mentali. E sono finiti in questa terra, fatta di paesaggi ampi, rotondi e appuntiti, punteggiati qua e là da paeselli unici, da visitare uno a uno e da gustare. Dove non si è perso, neppure in città, il senso civico: cerchi la biblioteca e i passanti quasi ti ci accompagnano di persona.

(Si rende noto che questo articolo non è stato commissionato dall’Ente del Turismo del Moliselandia, nda)

 

Ferrazzano

A Sara ci sono voluti pochi giorni per scoprire che anche nel Piccolo Paradiso del Molise non sono tutte rose e fiori: in tanti le hanno fatto capire che per trovare lavoro devi cercare di conoscere le persone giuste e, possibilmente, immanicate. «Le difficoltà economiche di questa terra credo derivino proprio dal clientelismo diffuso, dall’assistenzialismo cui è stata condannata e anche dal disfattismo che infesta il carattere di molti suoi abitanti

Un riassunto di centocinquant’anni di storia d’Italia in tre righe. Ve l’ho detto che è brava, no?

Però… «In Molise c’è una serenità che a Milano, in Lombardia, non c’è. La tranquillità che s’incontra non ha nulla a che vedere con il lassismo o la pigrizia che molti imputano agli abitanti del Sud. Si tratta di uno stato d’animo. Ogni città ha tradizioni colorate e rumorose, tra sacro e profano, caratteristiche e sentite. C’è il mare! E la pizza migliore che abbia mai provato. Sapori forti, non contaminati. Animali in giro per la città: gufi, civette, volpi s’aggirano tranquille a ridosso dei centri abitati.»

 

Dunque, c’è vita oltre Milano city.

Per questo ve lo racconto, obbligando anche me stessa ad ascoltare. Per dirmi di non avere paura e di buttarmi, e andare controcorrente come i salmoni. Al massimo si finisce in una scatoletta, che, in molti casi, è comunque più grande di un appartamento di Milano.

Informazioni sull'autore Gazduna

Un collettivo di braccia, mani e capelli scarmigliati che [sul web] vaga qua e là, guarda su e giù, scrive questo e quello. Più o meno. C’è quello che non ha idea di come accoppiare una camicia ad un pantalone, quella che (solo con uno sguardo) farebbe diventare bianchi i capelli di Dario Argento, quella che è biologicamente incapace di venir male in fotografia. Per citare solo i più normali. Dopo il proverbiale starnuto che lo ha lasciato privo di qualsivoglia talento, Gazduna ha preso a masticare e sputazzare publisher e articolisti. Alcuni di questi gli sono rimasti appiccicati ai baffi e tuttora imbrattano di codice html e pixel le sue pagine. [continua]

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