Intervista a Yolanda Domínguez, inventrice dei “living”: nuova forma d’arte in bilico tra performance e critica sociale

Yolanda Domìnguez e i suoi "living"

English version

Esperimenti artistici di rottura. Questa sembra essere la specialità di Yolanda Domínguez, artista spagnola specializzata nella creazione di situazioni che sfidano il senso comune al fine di indurre gli spettatori a riflettere su una serie di questioni che vanno dalla rappresentazione delle donne nelle riviste di moda fino all’orgasmo femminile.

Yolanda, ci puoi raccontare il tuo rapporto con l’arte? Quando è cominciato e come mai hai deciso di diventare un’artista professionista?

Ho iniziato a studiare belle arti perché volevo imparare a dipingere. Come la maggior parte delle persone, associavo il concetto di arte al padroneggiare una tecnica e al produrre qualcosa che fosse “bello”. Ho però scoperto abbastanza presto che fare arte significava molto di più e che avevo infiniti modi per comunicare me stessa. Dopo aver conseguito due master e aver provato diversi generi ho finalmente trovato un modo affascinante per esprimermi (le azioni) e un mezzo meraviglioso per diffondere ciò che facevo (internet). Inutile dire che da allora non mi sono più fermata.

Yolanda Domìnguez during the making of Azafatas - Round 1Il nocciolo del tuo lavoro artistico sembrano essere quelli che tu chiami “livings” – performance in cui attraverso l’ironia s’invita lo spettatore a ripensare una serie di questioni quotidiane. Puoi dirci che cosa ti ha spinto a sviluppare questo format artistico e come nascono le idee per i “livings”?

Tutto è iniziato con un servizio fotografico con alcune attrici per la strada. Mi sono soffermata sull’interazione del pubblico con quello che stava accadendo: ho subito sentito che quello era ciò che volevo fare. Mi sono resa conto che avrei potuto costruire immagini direttamente sugli occhi dello spettatore, con il valore aggiunto che queste sarebbero state immagini “live” con le quali è possibile interagire.

Yolanda rilascia un'intervista radiofonicaI temi delle tue opere sono spesso legati a una critica dell’ideale di femminilità e ad altre questioni molto presenti in Europa meridionale. Pensi che crescere e vivere in Spagna influenzi i temi che scegli di affrontare?

Certo! Questi temi sono presenti nel mio lavoro perché mi toccano direttamente. Io penso che noi, gli artisti, lavoriamo perché sentiamo il bisogno di capire le cose. Ci facciamo domande su questioni che ci riguardano a livello personale. La magia dell’arte sta proprio nella possibilità di condividere queste domande attraverso vari mezzi di comunicazione, rendendole visibili agli altri.

Per criticare il modo in cui le donne sono rappresentate nella pornografia, femministe come Erika Lust hanno creato un’alternativa ai film per adulti tradizionali. Se si potessero creare annunci di moda alternativi, senza oggettivare le donne, come sarebbero secondo te?

Senza dubbio rappresenterebbero donne il cui unico valore non sia la bellezza. Sarebbero donne indipendenti, sicure di sé, forti e talentuose. Mi chiedo: perché questa insistenza nel rappresentare le donne in atteggiamenti passivi e indifesi?

Le immagini hanno un forte impatto nella mente delle persone: gli esseri umani le conservano nella memoria a lungo termine. Inoltre, le immagini provocano reazioni e hanno una grande influenza sulla costruzione delle aspettative sociali. In effetti, tutti i mezzi di comunicazione hanno grande responsabilità nella costruzione di ciò che è considerato “femminile” o “maschile“.

Un momento di "Poses"
Un momento di "Poses", living firmato Yolanda Domìnguez

Il video del tuo living “Poses” è stato visto oltre 800.000 volte. Come percepisci il rapporto tra il tuo lavoro e i media come YouTube? I social media, o più in generale Internet, sono il nuovo spazio per esibizioni artistiche o addirittura il nuovo museo?

Non credo che tutti quelli che vanno in galleria siano esperti d’arte, neppure chi l’arte, poi, l’acquista. Spesso nemmeno i galleristi la capiscono – l’unica cosa che realmente capiscono è il denaro. D’altra parte è sorprendente il numero di persone intelligenti al di fuori del circuito artistico che sono in grado di comprendere un progetto di valore. Penso che il pubblico sia più intelligente di quanto si pensi: io voglio arrivare a tutti.

Detto questo, credo il posto naturale per i miei “living” siano i mezzi di comunicazione. Il video “Poses” ha trascorso diverse settimane tra i primi 10 video di moda del mondo! Sì, sì, proprio lì, tra Dior e Lanvin! Trovo che questo sia incredibile e soprattutto che sia un segno che, dopo tutto, non sono così sbagliata.

Quando si parla di performances, un nome che viene sempre in mente è quello di Marina Abramovic. Quali artisti ti hanno influenzato? In che modo?

Il lavoro di Marina è fantastico, io sono una sua grande fan. Lei parla dei limiti del corpo, usando il suo stesso corpo, mentre io parlo dell’immagine della donna nella società, utilizzando le azioni e i corpi di altre donne. Non esiste un unico modo per un artista per esprimersi, ci sono infiniti modi e tutti sono ugualmente validi.

Sono particolarmente interessata a creazioni collettive e credo che questo sia un fenomeno particolarmente presente nell’attuale generazione artistica. Mi piace farmi influenzare dagli artisti che coinvolgono le persone nei loro progetti artistici e parlano di questioni sociali. Ammiro Santiago Sierra, Yes Men, Banksy, Voina Collective.

Molte aziende stanno creando performances per scopi pubblicitari. Per esempio, Carlsberg ha creato un “test di amicizia” e Nivea uno scherzo in aeroporto. Anche tu hai collaborato con Greenpeace in un’azione sull’inquinamento delle acque. Vedi delle differenze tra campagne commerciali e i tuoi livings?

Da quando Duchamp ha messo un orinatoio in una galleria d’arte e Warhol ha utilizzato scatole “Brillo” come un oggetto d’arte, questa domanda non ha più senso. Non è l’oggetto o il supporto in uso che definisce un lavoro come artistico. Qualsiasi materiale o mezzo è valido per un progetto artistico. La differenza è nell’intenzione. Che differenza c’è tra l’installazione di Tracy Emin “Il mio letto” e qualsiasi altro letto? Apparentemente nulla, eppure lei è riuscita a trasmettere qualcosa e farci vedere qualcosa in modo diverso.

My bed by Tracy Emin
My bed: il letto/installazione di Tracy Emin

Potresti condividere con noi alcuni progetti futuri? Su cosa stai lavorando in questo momento e quali argomenti t’interessa sviluppare?

Dopo aver trovato molte versioni del video di “Poses” nei social network realizzati autonomamente da donne di tutto il mondo, ho lanciato una richiesta alle donne di riprendersi in una determinata posa e mandarmi i video.

Il risultato è il video (molto emozionante, secondo me) “Posa n ° 5”. Io sono un’assoluta “colectiveholic” e voglio continuare a sviluppare progetti in questa direzione.

Presto lancerò un progetto che ha anche a che fare con la contestazione dello stereotipo femminile e marchi di moda. Coinvolgerà tutte le donne che vorranno partecipare. Vi terrò informati!

Art as an Act of Questioning: Interview with Yolanda Dominguez

Yolanda Domìnguez

Italian version

Artistic breaching experiments. These experiments appear to be the specialty of Yolanda Domínguez. The Spanish artist specializes in creating situations that defy common sense in order to prompt viewers to reflect on a number of issues from the portrayal of women in fashion magazines to the female orgasm.

Yolanda Domìnguez portraitYolanda, could you tell us about your relation with art? When did you become involved with it and how did you decide to become a professional artist?

I started to study fine arts because I wanted to learn how to paint. Like most people, I associated art with mastering a technical skill and doing “beautiful” things. But I soon discovered that art meant much more and that I had endless ways to express myself. After obtaining two Master’s degrees and playing with different genres I finally found a way of expressing myself that fascinated me – actions – and a wonderful medium for disseminating them – the Internet – and I have been on this journey ever since!

The core of your artistic work seems to be what you call “livings” – performances in which you invite viewers to re-think a number of daily issues through the use of irony. Could you tell us what prompted you to develop this artistic format and how ideas for a “living” arise?

It all started with a photo shoot with some actresses on the street. On this occasion, I noticed the interaction of the public with what was happening… That fascinated me and I felt like this was what I wanted to do. I realized that I could construct images directly on the viewer’s eyes, the added value being that these are “live” images in which it is possible to participate and which can be modified.

In touch magazineThe topics of your work are often related to a critique of an ideal of femininity and other issues in Southern Europe. Do you think that growing up and living in Spain informs the themes you choose to address?

Of course! These issues are present in my work because they affect me directly. I think that we, as artists, work because we feel a need to understand things. We ask questions that concern us at a personal level. The magic of art is precisely the possibility of sharing these questions through various media that make them visible to others.

You appear to be quite critical of the way women are portrayed in fashion advertisements. Similarly, many feminists have criticized the way women are depicted in pornography, which, in turn, leads feminists like Erika Lust to create alternatives to mainstream adult movies. If you could create alternative fashion ads that do not objectify women, what would they be like?

Without a doubt they would be women whose only value was not beauty. They would be independent, secure in themselves, strong and talented. I wonder: Why this insistence on portraying women with silly, passive and lifeless looks?

Images have powerful consequences in the minds of people. Human beings only retain in their long-term memory what they see in pictures – a person forgets easier what he/she hears or reads. Plus, images provoke reactions (the church, companies and those in power have recognized this for a long time) and they have a huge influence on the construction of social expectations. Indeed, all means of communication play a large role in the construction of what is thought to be “feminine” and “masculine.” The images that they broadcast work as points of reference for us.

This takes me to a related topic. Did you ever realize that there are only two types of women’s magazines: the ones which present unreal women (due to the heavy use of Photoshop) or the ones which criticize real women’s bodies (e.g. “In Touch”, “Star”). What kind of references do they give us? Basically they teach us to hate our body from a young age, to modify it, to change it in order to pursue a canon that is not real. Basically they say that appearance is the only value a woman has. But I do not think that one needs to have a certain weight and a certain shape to be a scientist, architect or lawyer. Something is wrong with this picture…

Poses, Chanel

Given that a live performance only exists at a certain place and time, being able to record and share it is probably essential to reach a broader audience. Indeed, the video of your piece “Poses” has been seen over 800,000 times online. How do you see the relation of your work to social media such as YouTube? Is social media or, more broadly, the Internet the new exhibition venue/museum?

It is indeed a channel that allows you to reach more people and more importantly, to reach all kinds of people.

The audience of a gallery exhibition is much more limited. Some argue that it is an audience that really “understands art” and that they are not interested in reaching other people. I disagree… I do not think that everyone who goes to an art gallery understands art, not even those who buy it. Often not even the gallery owners understand it – the only thing that they actually understand is money and they open an artistic space because they find it to be “cool”. On the other hand, I am surprised by the number of intelligent people outside the artistic circuit who are able to understand an artistic project. I think that the public is smart so I want to reach everyone.

Having said that, I think that it is from within the means of communication that my actions make more sense, it is like “hacking from the inside.” Many journalists and magazine editors have told me that they are slaves of their own discourses and that they cannot adopt different positions overtly. But if someone else says it, they can publish it (that is where I come in!). The “Poses” videos spent several weeks among the top 10 fashion videos in the world! Yes, yes, right there, between Dior and Lanvin! I find this amazing and above all a sign that I’m not that wrong.

Yolanda Domìnguez for GreenpeaceWhen we talk about performance, a name that always comes to mind is Marina Abramović. But her work seems more intimate and psychological, while your own has a more socially engaged nature. Which artists have influenced you? In what ways?

Marina’s work is great; I’m a big fan of hers. I do not think that either of us is more socially engaged. They simply deal with different topics using different strategies: she talks about the limits of the body, using her own body for this purpose. I talk about the image of women in society, using the actions and the bodies of other women. There is no single way for an artist to express herself/himself; there are endless ways and they are all equally valid.

I am particularly interested in collective creations and I think this is an issue that is particularly salient in the current artistic generation. Before, artists used to focus more on individual creations while we now hope than the project transcends the artist and remains alive, in touch with others. This is a reflection of our society and it is an issue that arises naturally when the artist is connected with her/his own time.

On the topic of influences, I follow many artists who involve people in their artistic projects and raise social issues. I admire Santiago Sierra, the French JR, I also love Yes Men, Banksy, Collective Voina.

Many corporations are setting up performances for advertising purposes. For instance, Carlsberg has created a “friend test” and Nivea pulled off a prank in an airport. Similarly, you have also collaborated with Greenpeace in an action about water pollution. Could you please comment on the relation of your work with these new forms of marketing? Do you see differences between commercial campaigns and your “livings”?

Since Duchamp placed a urinal in an art gallery and Warhol used “Brillo” boxes as an art object that question makes no sense… It is no longer the object or the medium you use that defines your work as artistic or not. Any material or medium is valid in an artistic project. The difference is in the intention, the purpose of the artist to use it in order to generate a response from the public. It is not a problem if it looks like something from daily life: What difference is there between Tracy Emin’s “My bed” installation and any other bed? Apparently nothing and yet she managed to convey something and make us see it differently.

Today there are no barriers to artistic creation (only the moral and ethical limites of each person). I have no problems working with companies: an artist is not minor because his/her work is commissioned. Velázquez’s paintings, for instance, which were commissioned, are now on display in the Museo del Prado! The important thing is that the work is good and able to express something.

After all, the disciplinary boundaries are more blurred than ever nowadays and I believe that this is fantastic!

A frame taken from Poses N. 5
A frame taken from Poses N. 5

Could you share some of your future plans with us? Which project are you currently working on and what topics are you interested in expanding?

After finding many versions of the video “Poses” in social networks made independently by women around the world, I launched the proposal online for women to record themselves in a specific pose and send me the videos. The result is the exciting video “Pose No. 5”. I am an absolute “collectiveaholic” and I want to continue developing projects in this direction.

Soon I will be launching a call that has also to do with contesting female stereotypes and the fashion brands. It will also involve all women who want to participate. I will keep you informed!