Dalla Cina arriva il funerale da vivi: la paura della morte si esorcizza con una festa in famiglia

Scritto il 18-04-2013 in Why Not? da


Scoppia la moda dei funerali da vivo

I funerali, una volta, erano appannaggio di un unico segmento di clientela. Un tipo di persone un po’ introverse, che parlavano poco (anzi, diciamo per niente), piuttosto immobili e freddine e con una schiera di amici e parenti a versare lacrime di tristezza (o di gioia, se il defunto era sopra l’ottantina e con un bel gruzzolo pronto per gli eredi).

 

Il funerale da vivo di Anthony De Luca

Folla in lacrime al funerale da vivo di Anthony De Luca

Il target delle imprese funebri era quello dei poveri familiari, vedove straziate pronte a scucire qualsiasi cifra pur di dare un degno saluto al compianto marito: bare di faggio finlandese, composizioni di fiori esotici e ricchi buffet per i gusti d’oltreoceano, dove si sa, è d’uso dare un festino in casa ogni volta che viene a mancare qualcuno.

Le cose, però, stanno cambiando. Qualche segnale l’avevamo già avuto nel film “Due single a nozze”, quando l’innovativo casanova Chazz intuisce che i funerali sono il luogo ideale per abbordare disperate ragazze. Prime avvisaglie di event marketing del funerale?

Poi sono arrivate le prime figure di Funeral Planner per animali domestici e insieme, le performance del creativo Anthony De Luca, che si è finto cadavere per avvicinarsi all’esperienza della morte, portandola ad un livello pop-teatrale.

 

Il funerale in bilico tra evento e forma d’arte, per una società dove l’apparire e lo stupire si rendono necessari per emergere nel marasma condivisorio. E come immancabile conseguenza di queste avvisaglie, è arrivata la conferma: in Cina il funerale è diventato esperienza da viverementre si è ancora vivi!

 

 

La finta dipartita è inscenata con tanto di corteo di parenti e amici, accessori e scritte di addio, immancabile documentazione filmata e (altamente probabile) live tweeting dell’evento. Ecco dunque che si affaccia un nuovo business: clienti che vogliono provare l’esperienza di morte temporanea, di commiato cosciente, pagando chissà quanto per inscenare il loro “living funeral”

 

L'estremo arrivederci a Anthony De Luca

L'estremo arrivederci a Anthony De Luca

Spettacolarizzazione dell’ultimo dei riti, trapasso consapevole da riguardare a casa sul divano, per immaginarsi tra qualche anno, quando la dama nera busserà alla porta per davvero. 

Ma cos’è questa funeral-mania, che si manifesta dall’arte al consumo? L’ennesima follia che arriva dall’oriente, dopo i Toylet e i concerti in ologramma? Un modo per vivere un’esperienza unica e intima, come ci dice il marketing delle emozioni (e quindi verrà messa nei cofanetti Smartbox)? Oppure l’estrema cura contro la frenetica vita urbana e lo stress da web 2.0 che sta ci portando verso una psicolabilità di massa?

 

Anche di questo parleremo al convegno Branding 2.0 del prossimo 7 maggio (di cui lunedì vi racconteremo tutto, ma proprio tutto!), quindi vedete di arrivarci vivi.

Informazioni sull'autore Simone Moriconi

Simone Moriconi non ha un nickname. Non vuole averne. Abbastanza eclettico e decisamente curioso, ha una mente contorta e una mente creativa, che però tendono a non collidere. La sua peculiarità è di non riuscire mai a ricordarsi i sogni che ha fatto. Ha imparato a leggere prima di andare all’asilo, ma dopo ventisette anni le cose gli vanno ancora ripetute un paio di volte: l’estraniazione dalla realtà (leggasi “testa fra le nuvole”) è probabile conseguenza della vanificazione onirica…Ma forse alla fine è solo un trucco: finge di non ascoltare, ma capisce tutto. Furbone! Preferisce il vino alla birra, e la vodka alla liquirizia al vino. E’ capace di stordirsi ad un set di musica house e trovarsi il giorno dopo a meditare nel sottobosco. Ha un paio di lauree, ma non sopporta l’appellativo di dottore: è una responsabilità che non vuole avere. Ha fatto del marketing la sua passione e il suo lavoro: comunicazione, branding e social media sono i terreni che batte di più. Non rinnega un passato classico-umanistico, retaggio di tempi in cui imparare era un dovere. Ora che è diventato un piacere, è perennemente alla ricerca di un concetto da approfondire, di uno spunto su cui scrivere, di un'idea da sviluppare. E' un blogger abbastanza assiduo: il suo flusso di pensieri è su Snacks of Marketing, che se non lo avevate capito, è un blog di marketing. Lo trovate su Twitter, ma solo quando ne ha voglia. [continua]

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