Youporn for dummies: tutte le zozzissime categorie raccontate da una ragazza curiosa – Parte #1

Scritto il 04-04-2013 in Digital Culture da


Spongebob in versione hot

Dunque. Non è che io me ne intenda molto. Le mie frequentazioni pornografiche sono state prevalentemente accidentali. Una volta, quando ancora si usava WinMX, cercai di scaricare Il re leone. Quello con Simba, Mufasa, Timon e Pumbaa. Solo che poi non era Il re leone, ma un gagliardo groviglio di gente che copulava al limitare della sconfinata savana. Rimasi piuttosto interdetta, ma anche discretamente colpita dall’ambientazione e dai costumi – per quei quattro minuti in cui furono effettivamente utilizzati.

 

Hugh Hefner, in copertina su Hollywood Reporter

Hugh Hefner, nonnino arzillo come non mai

A parte quello, ogni tanto vedevo quel reality su MTV con Hugh Hefner e le sue tre fidanzate identiche. Tutti quanti abitavano alla Playboy Mansion, l’arzillo ottuagenario era sempre in vestaglia di velluto rosso e le conigliette-concubine stavano in queste camerette tutte rosa confetto, coi letti pieni di pupazzi e i cassetti che eruttavano completini di pizzo. Nessuno faceva l’amore, ma c’era un gran via vai di cagnolini da portare a toelettare e ricrescite nero pece da occultare con generose colate di biondo platino. Due balle, insomma.

Comunque, quello che la Playboy Mansion mi ha insegnato è che la pornostar ha una ben precisa conformazione.

Non è troppo esile, porta a spasso uno sfacciato decolleté – immobile e antigravità –, ha i capelli bionderrimi, lisci e fluenti – ma anche i codini boccolosi possono avere un loro perché –, i labbroni pieni di gloss, le ciglia finte e un’espressione di perenne e felicissimo stupore. E se non sono nude, si mettono la tuta di ciniglia con le infradito di plastica con la zeppa. Colori pastello e un casino di strass.

 

La pornissima Sasha Grey (nonostante una seconda striminzita)

Sasha Grey (incredibilmente) vestita.

Potrete dunque ben immaginare il mio stupore quando mi spiegarono che al mondo c’era anche Sasha Grey. E che questa Sasha Grey era la pornostar del secolo. Una che solo per farti vedere una caviglia voleva una Lamborghini turchese trainata da un unicorno. E tutti, “ma certamente, Miss Grey. Come lo preferisce l’unicorno, bianco candido, glitterato o a pois a forma di cuore? Ne alleveremo una mandria solo per lei ma, la prego, ci mostri anche l’incavo del gomito”.

Non capacitandomi dell’esistenza di Sasha Grey, con quella seconda scarsa e le ginocchiette a x, ho deciso di chiedere delucidazioni ad espertissimi conoscitori del genere che l’avevano vista in azione. E così compresi che forse il rutilante universo dell’accoppiamento a fini di spettacolo era ben più vasto e ramificato di quanto pensassi.

 

Mi dissero che la situazione di partenza aveva tutto un suo perché – e che poteva essere molto più avvincente della banale scampanellata di un solerte idraulico in salopette –, che il numero di baldi partecipanti all’incontro erotico poteva trasformare drasticamente lo sviluppo della vicenda e che, manco fossimo qua a vederci i finali alternativi dai contenuti speciali dei DVD, la conclusione del poderoso video-accoppiamento poteva dare origine a impensabili manifestazioni fisiologiche. Di gittata più o meno dirompente. “Ma dove vivi, vai a farti un giro su YouPorn”. Io pensavo pure che si pagasse, YouPorn. Figurati un po’.

 

Il 18esimo compleanno: una liberazione!

Il momento più agognato da tutti i diciassettenni del globo terracqueo.

Comunque. Per squarciare le tenebre dell’ignoranza, ho deciso di documentarmi, anche se, devo dire, è subito stato chiarissimo che sarebbe stato meglio farsi accompagnare da un volenteroso Virgilio. O magari da un suo cugino dedito alla lussuria e alla fornicazione. Perché la home page è un immondo gorgo di disordinatissime sozzure. Deretani all’aria di qua, tizie che fanno la spaccata di là, giocattoli di sgargiante plastica, acronimi mai visti né sentiti al mondo, persone a quattro zampe che esibiscono scompostamente la loro nudità. Ma tutto insieme, senza un criterio discernibile o una anche solo una vaghissima attinenza tematico-estetica, a parte una generalizzata sensazione di “perbacco, qual tripudio di catorci” e un universale disprezzo del letto o di superfici altrettanto adatte – sia per morbidezza che conformazione – al consumarsi dell’atto al quale tutti quanti dobbiamo la nostra esistenza.

 

Che è questa fascinazione per i tavolini spigolosi, per i braccioli dei divani, per i pavimentacci mal ramazzati? Buttate in terra almeno una coperta, che diamine. Ma insomma, quel che volevo dire, a parte questi personaggi qua che si amano come rumorosi fachiri, è che poi mi sono accorta che c’era il bottone delle categorie.

L’ordine. La placida e confortante magia della classificazione. Straordinario.
Ma che dico straordinario, sublime… ma nell’accezione che la letteratura e la poesia romantica finirono per attribuire al termine: così inquietante e orrendo da risultare interessante e addirittura magnetico.

 

Original 1900 Porn Postcard

Perché il porno può pure essere vintage, che credete!

La pagina delle categorie di YouPorn è il sogno di ogni antropologo. E’ la sconfitta di ogni stereotipo legato alla bellezza dell’essere umano. E’ il totale annientamento dei nessi logici tra causa e effetto.

 

Ti fanno vedere un vago inizio (padre indignato sgrida la fidanzata del figlio perché pretende di essere continuamente portata al ristorante, facendogli spendere una fortuna) e poi alè, senza il minimo riguardo per la struttura narrativa e polverizzando ogni seducente preliminare, i nostri scatenati protagonisti sprofondano in un viluppo di protuberanze e cavità assortite che si incontrano e si allontanano a più riprese (per continuare con l’esempio di prima, per dire, padre e fidanzata del figlio decidono di risolvere la spinosa questione dei conti del ristorante trascorrendo un proficuo pomeriggio a perfezionare una specie di mossa dello scorpione rovesciato, tra grida belluine, capelli tirati e morsiconi ai lobi delle orecchie).

 

 

“Cretina, ma cosa vuoi che ce ne freghi del nesso logico tra l’inizio e la trombata! Dura massimo dieci minuti, sta roba, cosa devono fare, Gosford Park? Le MILF, vogliamo vedere le MILF! E meno ha senso, meglio è, non siamo mica qui a fare le tesine sull’espressionismo tedesco!”

“Ma che ne è stato dell’importanza della situazione iniziale?”

“Che ti frega, quello serve solo a fare un po’ di contesto e a usare i completini da cameriera. O da infermiera. O da poliziotta sadica. Da massaggiatrice, bagnina, contadinella bavarese, collegiale coi calzettoni, bibliotecaria con gli occhialetti di tartaruga, professoressa bastarda o casalinga solitaria ma ancora bellicosa. A proposito di casalinghe, dateci queste MILF, ora! Dove sono, liberatele!”

Ma stavamo dicendo altro. Stavamo dicendo che dentro a tutti gli oscuri pertugi che animano YouPorn si nasconde un coraggioso – quanto vano – afflato classificatorio. Da quel che ho capito, l’intero scibile pornografico può essere spezzettato e raggruppato a seconda di caratteristiche morfologiche ben precise, faccende d’età, grandi assembramenti razziali e specifici talenti.

 

Il curioso rapporto tra BBW e ippopotao dormiente del Nilo

Ippopotamo del Nilo stremato dall'autosollazzamento

Se la vogliamo buttare sul morfologico, per dire, ci sono le BBW – donnoni mastodontici che fanno tutto quello che Fellini non s’è mai nemmeno permesso di sognare e che, loro malgrado, ricordano allo spettatore che non condivide l’amore feticistico per l’adipe abbondante il tragico atto d’amore dell’ippopotamo del Basso Nilo –, ci sono i Big Butts e le Big Tits – che l’enormità sia collocata a livello del busto o alla fine della schiena il risultato non cambia: c’è della roba gigantesca e tondeggiante che rimbalza e sussulta –, le Blondes, le Brunettes e le Readheads – categorie che, di fronte a tutto il resto, mi sembrano quasi striminzite e banali –, le Hairy – in cui ci imbattiamo in signorine di ogni età ed estrazione sociale che esibiscono con indomita fierezza la rigogliosità del proprio monticello di Venere… e pure delle aree circostanti, spesso piuttosto estese – e le Shemale – video in cui attributi sessuali primari e secondari sono distribuiti con apparente casualità tra i partecipanti al focoso incontro.

 

Poi cosa c’erano? Ah, già: le faccende d’età. Ma di questo parleremo, con dovizia di pruriginosi particolari, la prossima volta.

 

Continuerà, eccome se continuerà!

Informazioni sull'autore Tegamini

Tegamini nasce a Piacenza nel 1985. Dall’infanzia sino al raggiungimento della maggiore età viene costretta ad eccellere nelle seguenti attività: ginnastica artistica, tennis (singolare e doppio), sci (slalom speciale, gigante e supergigante), pianoforte, solfeggio, softball, Giochi della Gioventù (staffetta 4×100, salto in lungo, salto in alto e getto del peso) e liceo scientifico sperimentale. Parallelamente, Tegamini sviluppa una sana e spontanea passione per la lettura, il disegno, la lingua inglese, l’ombretto nero e i Minipony. Nel 2004, mentre tutti i suoi compagnucci di scuola vanno a Formentera, Tegamini si tuffa nella sua prima esperienza lavorativa, trascorrendo l’estate nella redazione tv della gloriosa emittente locale Telelibertà. Mandata a documentare gli eventi più assurdi e a intervistare rabdomanti, contadini, assessori e preti esorcisti, Tegamini non si abbronza ma si diverte moltissimo. Nel 2007, in quel di Milano, Tegamini si laurea in Economia per l’arte, la cultura e la comunicazione presso la splendente Università Bocconi. Sempre lì, si specializza in Economics for Arts, Culture, Media and Entertainment e piglia pure 110 e lode. MADRE si commuove. A parte la laurea, nel 2009 succedono delle cose. Tegamini trascorre tre fantasmagorici mesi in stage a New York presso una coriacea agenzia di pubbliche relazioni. Una volta rimpatriata, parte per Torino e finisce incastrata nel rutilante e deprimentissimo mondo dell’editoria libraria, dove ancora milita – in qualità di project manager, web editor e ufficio-marketing-Mrs-Wolf. Nel mese di settembre del 2012, Tegamini si riscatta dalla tirannia del monolocale solitario e va a vivere a Milano con Amore del Cuore, rassegnandosi al pendolarismo. A novembre, dopo un brevissimo periodo di gatto-provini, arriva Ottone von Asgard, Ironcat Supremo. Ah. Ovviamente sta scrivendo un romanzo. [continua]

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