Lo schermo del Kindle si è rotto? No, è diventato arte!

Scritto il 26-03-2013 in Arts & Design da


Vi ho mai raccontato di quel mio amico d’infanzia che ha sempre dimostrato la micidiale abilità di bloccare, sfasciare o rendere inservibile qualsivoglia aggeggio elettronico che gli capiti a tiro?

Ecco, se mai vi capitasse di avvicinarvi a quest’uomo, che per inciso è il fratello di Lolly Pocket (sì, quello che si diletta a malmenarla a mezzo iPad), abbiate l’accortezza di non mettergli in mano nulla che abbia al suo interno meccanismi troppo complicati. Lo dico per il vostro bene.

 

Of stripes and squares

Un Kindle dopo il passaggio di Tocca&blocca

Non è un caso che quest’uomo, che per questioni di privacy chiameremo semplicemente Tocca&blocca, non abbia mai nemmeno visto dal vivo il mio Kindle, altrimenti l’adorato ninnolo sarebbe sicuramente entrato a far parte di 56 Broken Kindle Screens, bizzarro e affascinante progetto artistico partorito da Sebastian Schmieg e Silvio Lorusso.

 

L’idea di fondo è semplice. Quando si rompe, lo schermo di un Kindle produce due effetti: una corposa pioggia di blasfemie da parte del proprietario e una sorta di ragnatela di pixel e schizzi di inchiostro virtuale che, dopo il primo shock, ci si può accorgere essere davvero bella.

 

Sebastian e Silvio, i quali evidentemente hanno capito che ibridare l’arte con la sfiga porta a risultati eccellenti, hanno deciso di fotografare 56 Kindle decisamente rotti e di racchiudere questo materiale denso di disperazione in un meraviglioso libercolo disponibile in print on demand su Lulu o scaricabile in formato digitale.

 

 

Così, se anche il vostro ereader dovesse finire un giorno nelle mani di Tocca&blocca, potrete sempre consolarvi pensando al fatto che vi sarà rimasta un’opera d’arte unica e irripetibile.

 

Your battery is empty

Your battery is empty

Triangulation

Triangulation

Bullet proof

Bullet proof

Black Stripes

Black Stripes

Informazioni sull'autore Zaziwo Ford

“Magico a giorni alterni, Zaziwo Ford millanta la risoluzione di problemi a chi da essi è afflitto. Vende abilmente lo stesso fumo entro il quale, poi, scompare cercando la via di casa. Aiutatelo.” Questo sta scritto sul cartellino posto davanti alla gabbia in cui vive il buon Zaziwo allo Zoo comunale del mondo di Oz, primo sentiero a destra, tra il leone fifone e lo spaventapasseri arrugginito. Intendiamoci: ci si trova benissimo. Cibo a volontà, nessuna seccatura e tanto tempo per guardarsi attorno. Ogni tanto, poi, lo facciamo uscire. E allora si sbizzarrisce. Dice a tutti di vivere in un luogo (ovviamente inventato) chiamato Fano, di occuparsi di web 2.0 (o qualcosa del genere) e di scrivere articoli per un blogazine che chiama Gazduna. Quassù lo conosciamo tutti e non abbiamo ragione di credere che sia pericoloso. Se non dimostrasse di amarla così tanto, nemmeno lo terremmo chiuso in gabbia. Ama leggere e scrivere ma detesta far di conto. Divora film e musica a un ritmo quasi sconveniente. [continua]

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