Il genio Made in Italy al servizio di hipster e illustratrici scozzesi

Scritto il 04-02-2013 in Arts & Design da


Sveglia alle otto, colazione con caffè preparato rigorosamente con la cuccuma di famiglia (tramandantesi da generazioni), giretto per la città con la Vespa 50 Special appartenuta a un vostro trisavolo e rinvenuta nel garage di casa dopo le epiche pulizie del ’12. A seguire, breve sessione di scrittura che servirà a portare a termine il vostro romanzo, quello che vi renderà famosi e vi farà vincere millanta premi. E che state, manco a dirlo, scrivendo con una Olivetti Lettera 22.

 

Olivetti Lettera 22 Dite un po’ hipsterini miei: ma come sareste ridotti senza il genio italico che ha sfornato il 95% degli oggetti con cui vi agghindate quotidianamente? Non ve la prendete, la mia è tutta invidia: ho troppa pancetta per essere hipster, dunque rosico.

Moka Facezie a parte, resta il fatto che la Moka, la Vespa 50 Special e la Olivetti Lettera 22 sono i più fulgidi simboli dell’inventiva italica, della capacità di plasmare la materia che solo noi belpaesini abbiamo sempre avuto.

Inventati tra il 1933 e il 1950, questi tre oggettini hanno preso il modo di vivere degli italiani, l’hanno chiuso in un sacchetto e lo hanno sbatacchiato per benino. Ne sono usciti nell’ordine: il boom economico degli anni ’60, tutta la produzione giornalistica di Indro Montanelli e questo incredibile spot, del quale non vi dico nulla se non papapapa:

 

 

Ora, tutto questo popò di roba è stato notato anche da Emily Isles, designer e illustratrice di stanza in uno studio grafico a Edimburgo. Nella sua serie di poster Italian Inventions, Emily ha immortalato le suddette invenzioni piazzandole di fatto nel popolatissimo empireo di quegli oggetti che senoncifosserostatisisarebbedovutoinventarli.

 

A dire il vero, nei poster della Isles c’è anche l’Ape Piaggio, ma quella non è hipster, è agreste/tamarra e la usa Gazduna quando deve andare ad innaffiare i pomodori nell’orto. 

 

Ape

Informazioni sull'autore Zaziwo Ford

“Magico a giorni alterni, Zaziwo Ford millanta la risoluzione di problemi a chi da essi è afflitto. Vende abilmente lo stesso fumo entro il quale, poi, scompare cercando la via di casa. Aiutatelo.” Questo sta scritto sul cartellino posto davanti alla gabbia in cui vive il buon Zaziwo allo Zoo comunale del mondo di Oz, primo sentiero a destra, tra il leone fifone e lo spaventapasseri arrugginito. Intendiamoci: ci si trova benissimo. Cibo a volontà, nessuna seccatura e tanto tempo per guardarsi attorno. Ogni tanto, poi, lo facciamo uscire. E allora si sbizzarrisce. Dice a tutti di vivere in un luogo (ovviamente inventato) chiamato Fano, di occuparsi di web 2.0 (o qualcosa del genere) e di scrivere articoli per un blogazine che chiama Gazduna. Quassù lo conosciamo tutti e non abbiamo ragione di credere che sia pericoloso. Se non dimostrasse di amarla così tanto, nemmeno lo terremmo chiuso in gabbia. Ama leggere e scrivere ma detesta far di conto. Divora film e musica a un ritmo quasi sconveniente. [continua]

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