Luci senza fili: come le reti WiFi interagiscono con la nostra quotidianità urbana

Scritto il 07-05-2012 in Arts & Design da


La luce delle reti WiFi

Il termine fotografia, dal greco antico φῶς, phôs, luce e γραφή, graphè, scrittura o disegno, rappresenta la sintesi del processo ovvero “disegnare con la luce”. (Fonte: Wikipedia)

Questo post non sarebbe dovuto iniziare così. Ma un’etimologia e uno stralcio di dizionario come incipit fanno sempre un po’ figo e professional. L'idea di Timo Arnall, Jørn Knutsen e Einar Sneve Martinussen
Ecco, sarebbe invece iniziato teoricamente da qua. Da una certezza, per quanto non evidente. Infatti, se è vero che ne siamo circondati, è altrettanto vero che non si vedono. Ma ci sono. E interagiscono con noi e con il mondo in cui viviamo.
Alieni? No, non sono tanto un tipo da “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, quanto (essendo figlio di un radioamatore) da robe tipo onde e radiazioni. A essere preciso quelle delle reti WiFi. Non vi interesserebbe, dunque, capire come le suddette reti, presenti seppur invisibili, inodori e immateriali, arredino gli ambienti urbani in cui viviamo quotidianamente?
Ormai avete letto fin qui, fatevelo interessare. Anche perché Timo Arnall, Jørn Knutsen e Einar Sneve Martinussen si sono “sbattuti” non poco anche per voi.

E ora i “torni contano” – perdonate la mia dislessia – e si spiega l’inizio in stile vocabolario Devoto Oli. Sì, perché i tre ragazzi dagli impronunciabili nomi, studenti in Architettura
some truth about WiFi :) e Design all’Università di Oslo
, hanno letteralmente “disegnato con la luce” le onde WiFi mediante macchina fotografica, trave illuminata stile albero di natale, router e laptop. Anzi, ad essere precisi hanno light-painting-ato le reti WiFi.
Risultato fu – magnifico – spettacolo di luci e onde, di long exposure e light painting e di città irradiate ed illuminate dal WiFi. – Ora sareste disposti a provarci a casa vostra?
Ma questa tecnica così usata/abusata ai giorni d’oggi non è poi recente come si possa pensare, anzi. Genitori furono Étienne-Jules Marey e Georges Demeny nel lontano 1889. Negli anni successivi artisti come Gjon Mili e Pablo Picasso proseguirono la tradizione familiare con discreti risultati: qui trovate tutta la famiglia di light-paint-tori di generazione in generazione.
Sperando di avervi illuminato a riguardo, porgo un saluto radioso.

L’illuminato dal non-sole londinese, pignasmile.

I pionieri del light painting

Informazioni sull'autore Pignasmile

Pignasmile si chiama così perché è cosa buona e giusta ricordarsi che sorridere è importante. Non ama gli horror e beve birra a fiumi da quando ha scoperto il formato pinta. Vive quaellà. Spesso e volentieri là. Non ama i punti e virgola e tantomeno i due punti. Fa il cuoco, il barista, l’allenatore di squadre virtuali al computer e di tanto in tanto il “blogger a domicilio”, sempre e comunque con scarsi risultati. Ha imparato a convivere con la sfortuna e con le cacche dei cani sui marciapiede. Da piccolo sognava di guidare il camion della mondezza. Ora fuma tabacco trinciato ed è un social media lover (expert suonerebbe presuntuoso e lui già lo è abbastanza). Ha radici sparse qua e là. Sembra sia barese, ma alle volte vomita in romanesco e bestemmia in anconetano. Ha sogni nell’armadio, un cassetto non basterebbe a contenerli. Ama il blu elettrico e aveva una Bianchi di quel colore. E’ stato un writer, un chitarrista, un giocatore di basket ed un latinlover mai sbocciato. Ha una laurea in comunicazione e pubblicità e una gran voglia di tatuarsi tutta la schiena con draghi e fiamme. Testardo in quanto ariete e maniaco del disordine, vive con la certezza che la cultura è l’unica cosa che non potranno mai rubargli. E comunque sarebbe solo un magro bottino. Scrivendo per Gazduna prova a diventare una persona per bene! [continua]

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