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Dai Daft Punk a Deadmau5: i re dell’elettronica e le loro maschere
“Il 9 settembre 1999 alle ore 9.09 – racconta Thomas Bangalter – ci fu un incidente nel nostro studio. Stavamo lavorando con il sampler, che improvvisamente esplose. Quando riprendemmo conoscenza, ci accorgemmo che eravamo diventati dei robotâ€.
Questa è la vera storia dei Daft Punk, che da quel momento sono letteralmente scomparsi. Avete mai provato a cercare un video o un’immagine (reale) del duo parigino?
Quello che troverete è soltanto materiale dei primi anni di attività , probabilmente risalente a prima dell’incidente. Nonostante il piccolo inconveniente, i due robot hanno prodotto tanta buona musica, che continua ancora a risuonare nei club di tutto il mondo.
E’ incredibile che nell’era degli smartphone e delle immagini “rubate†non si trovi traccia dei due francesi in versione umana. Il fatto è che Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter (questi sì, sono i veri nomi) hanno saputo creare e mantenere un vero e proprio brand: personaggi-robot circondati da un alone di mistero, fascino e curiosità , senza cedere mai alla tentazione di mostrarsi davvero.
Anche quella di Deadmau5 è una storia di maschere e successo. Dj e producer canadese che spazia dall’elettronica alla progressive house, fino alla dubstep, il fu Joel Zimmerman è diventato celebre non solo per il suo particolare sound, ma anche per la sua irresistibile maschera da topo (che fa decisamente il verso a Mickey Mouse!).
Deadmau5, a differenza dei misteriosi colleghi francesi, si fa vedere in volto e dialoga continuamente con i fan sulla sua page… insomma, esiste davvero! Però è mascherato. E la sua maschera, la mau5head, è diventata un vero e proprio work in progress, un laboratorio aperto ai fan che ne suggeriscono modifiche, le disegnano, le postano sulla pagina, poi se le portano ai concerti, le fanno autografare… Insomma la maschera diventa a tutti gli effetti un “love brandâ€, un oggetto di culto che genera affection e porta tanto pubblico ai live set. Non solo. La mau5head 2.0, evoluzione della maschera originale con luci a led e camera incorporata, è stata disegnata dallo stesso ingegnere che progettò la famosa piramide dei live set Daft Punk!
Ed eccoci tornati al punto di partenza. E’ proprio il caso di dirlo: sound mascherato, sound fortunato!
Informazioni sull'autore Simone Moriconi
Simone Moriconi non ha un nickname. Non vuole averne. Abbastanza eclettico e decisamente curioso, ha una mente contorta e una mente creativa, che però tendono a non collidere. La sua peculiarità è di non riuscire mai a ricordarsi i sogni che ha fatto. Ha imparato a leggere prima di andare all’asilo, ma dopo ventisette anni le cose gli vanno ancora ripetute un paio di volte: l’estraniazione dalla realtà (leggasi “testa fra le nuvoleâ€) è probabile conseguenza della vanificazione onirica…Ma forse alla fine è solo un trucco: finge di non ascoltare, ma capisce tutto. Furbone! Preferisce il vino alla birra, e la vodka alla liquirizia al vino. E’ capace di stordirsi ad un set di musica house e trovarsi il giorno dopo a meditare nel sottobosco. Ha un paio di lauree, ma non sopporta l’appellativo di dottore: è una responsabilità che non vuole avere. Ha fatto del marketing la sua passione e il suo lavoro: comunicazione, branding e social media sono i terreni che batte di più. Non rinnega un passato classico-umanistico, retaggio di tempi in cui imparare era un dovere. Ora che è diventato un piacere, è perennemente alla ricerca di un concetto da approfondire, di uno spunto su cui scrivere, di un'idea da sviluppare. E' un blogger abbastanza assiduo: il suo flusso di pensieri è su Snacks of Marketing, che se non lo avevate capito, è un blog di marketing. Lo trovate su Twitter, ma solo quando ne ha voglia. [continua]
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