Leandro Erlich e l’arte del riflesso

Scritto il 28-03-2011 in Why Not? da



Signori e signore, oggi il nostro grande illusionista farà apparire sul fondo della vostra piscina una nutrita schiera di persone in piedi e vestite di tutto punto che vi guarderanno sorridenti da sotto il pelo dell’acqua. Magia, illusione, fantasia? No, arte. Da una decina d’anni l’artista argentino Leandro Erlich gioca con l’ambiguità tra realtà, specchi, schermi, finestre e riflessi proponendo illusioni affascinanti: può succedere che gli oblò delle porte di casa si trasformino in finestrini della metro, che le finestre si affaccino in alto mare o su paesaggi innevati, che i lucernari vi mostrino sempre cieli azzurri e splendenti. Oppure può capitarvi di imbattervi in una scala appoggiata ad una finestra senza nessuna casa, porte in frantumi e specchi del bagno che non riflettono, ma danno su altre stanze (Lewis Carroll avrebbe approvato). Uno dei suoi progetti più apprezzati, nato nel 1999 ma approdato in maniera permanente al Contemporary Art Center di New York l’inverno scorso provocando una certa diffusione a macchia d’olio, è quello delle piscine illusorie ovvero corridoi sotterranei che danno l’impressione allo spettatore esterno di osservare i passanti come fossero i pesci in un acquario. Come? La realizzazione è tanto semplice quanto è geniale l’idea che l’ha generata: sovrapporre ad una vasca vuota a cielo aperto un vasca ulteriore come soffitto riempita d’acqua. L’effetto è strabiliante. Resta però un problema: evitare che qualcuno passando si lanci in un tuffo carpiato doppio. Potrebbe farsi molto male.

Informazioni sull'autore Mykoize

Mykoize vive perennemente senza tempo, tanto da aver passato la soglia del quarto di secolo pensando di avere ancora vent’anni. Ha il vizio di collezionare città, famiglie e lavori e di rubarne il meglio senza destare alcun sospetto. Salta per la maggior parte del tempo da un treno all’altro e, nel mentre, scrive. Non può farne a meno. Una mattina si è scoperta Social Media Strategist, ma giura che non è colpa sua. Pensa di essere e-qualcosa, ma non ha ancora capito cosa. Anima persa, si diletta come sibilla in erba. Chiamare ore pasti, astenersi persone serene e sollevate. Per il principio del nomen omen, pare che imbastisca rivoluzioni e che si immerga in profondità inaudite. Dicono anche che i libri non li legga, ma li divori come snack tra un pasto e l’altro, ma sono solo leggende metropolitane. Forse. [continua]

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